Lo scrittore chiuso in biblioteca, concentrato sulle sue bozze, un po' misantropo e schivo? Roba del secolo scorso. Almeno per i canoni di Walter Lazzarin, giovane poco più che trentenne che ha resuscitato una vecchia Olivetti e l'ha eletta a suo prediletto strumento di narrazione. La sua storia è già nota. A Terracina Lazzarin è stato a giugno, ospite del Festival delle emozioni. Era seduto in un cantuccio, sotto l'arco di palazzo Venditti, e da lì regalava racconti scritti al momento. Meglio: tautogrammi, in cui tutte le parole iniziano con la stessa lettera. È stato notato, e apprezzato per la storia che si porta dietro. Da insegnante precario nella bella Rovigo, a scrittore girovago. Lui non scrive solo racconti improvvisati. La sua materia è il romanzo di formazione. Libri a tutti gli effetti, che si porta dietro e promuove così. Per strada.

Stasera Walter sarà ospite al Parco della Rimembranza, in uno degli eventi organizzati dal Wwf Litorale pontino. Dalle 21 sarà intervistato da un altro scrittore, il terracinese Fabio Cervelloni, autore di recente del libro "Io sono l'Agenda". Confronto interessante. Perché anche Cervelloni, come Walter, non può stare lontano dalla scrittura, strumento di compagnia, di evasione, di contatto con il resto del mondo. Una impellenza creativa che li accomuna, tra le tante cose che li differenziano. Ad esempio, il viaggiatore con la Olivetti e il "resident writer" delle epifanie sui social network. C'è solo da sperare in una contaminazione.