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Venerdì 09 Dicembre 2016

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I funerali di Ughetto Masullo. L'ultimo saluto del popolo nerazzurro

Oggi le esequie del primo tifoso nerazzurro. Il ricordo di Gianluca Atlante

Un giro di campo simbolico e denso di emozioni all'interno del Francioni. Una cerimonia toccante nella chiesa di San Marco a cui hanno partecipato anche i giocatori e tutta la dirigenza del Latina oltre ai tantissimi tra tifosi e conoscenze. Toccante l'ultimo saluto a Ugo Masullo, per tutti Ughetto, il più grande tifoso che il Latina Calcio ricordi che ieri è stato salutato per l'ultima volta dal popolo nerazzurro. Di seguito il ricordo nell'editoriale pubblicato oggi su Latina Oggi di Gianluca Atlante.

Ciao Ughetto... ci mancherai

Vorresti tanto che certe storie non finiscano mai. Storie d’amore, di passione, di affetto vero nei confronti, in questo caso, della propria città e, soprattutto, della propria squadra di calcio. Vorresti tanto, ma non è possibile. Perché le storie iniziano, continuano, ma poi ad un certo punto finiscono, lasciando inevitabilmente un vuoto incolmabile a chi le ha vissute in prima persona e a chi ha avuto il piacere di condividerle. Ugo Masullo, per gli amici “Ughetto”, se n'è andato in silenzio, nella notte tra mercoledì e giovedì. A due passi dal suo stadio, mentre la sua squadra del cuore, il Latina, veniva presentato sotto la Curva Nord. Con Ugo Masullo se ne va un pezzo di storia importante del Latina Calcio. Un personaggio unico e irripetibile, un uomo che ha sacrificato una vita intera per amore della sua squadra di calcio, per quei colori, il nero e l'azzurro a strisce verticali, che lo hanno portato a macinare chilometri e chilometri lungo l'amato “Stivale”, pur di godere delle imprese dei suoi beniamini. Ha voluto bene a tutti, ha fatto da chioccia ai più giovani e ha trasmesso passione vera e attaccamento alla maglia a chi era più grande. Ha fatto da padre, da madre, a chi ne aveva bisogno. Lo ha fatto per amore nei confronti della propria squadra di calcio, della sua squadra di calcio. Lo ha fatto perché non avrebbe mai potuto vivere in maniera diversa. Lo ha fatto sino all'ultimo, anche su un letto, vestito di nerazzurro, provando a vincere una partita impossibile, ma per lui nulla poteva esserlo. Oggi, in una giornata molto triste, ci restano i ricordi di quest'uomo incredibile. Come quando, all'aeroporto di Catania, scommetteva con Enrico Buonocore, incurante del fatto che il sinistro del partenopeo poteva stoppare al volo qualsiasi tipo di monetina, o come quando, ad Acireale, a due passi dallo stadio, rincorse la partita con il “nero di seppia” ancora tra le labbra. Ugo Masullo era questo, non è mai stato diverso. Con presidenti, allenatori, giocatori e quant'altro. Voleva bene a tutti, criticava tutti: non le mandava certo a dire, perché in cima ai suoi pensieri c'era solo e soltanto il Latina, i colori di una maglia, troppo importante per essere barattata con qualcos'altro. Aveva 74 anni Ugo Masullo e di questi oltre 50 li ha spesi, anche se è un termine che lo avrebbe mandato su tutte le furie, per il Latina Calcio. Era nato a Cava de’ Tirreni ma era figlio di questa nostra città. Di una squadra, soprattutto, per la quale ha sacrificato una vita, mandando spesso e volentieri su tutte le furie la povera mamma, che lo vedeva scappare con quell'inconfondibile camice bianco, dall'alimentari di famiglia, all'altezza del vecchio impianto, che ora non c'è più, del Macir Cisterna, pur di stare vicino alla squadra del cuore. Il grande Bruno Federico, ci raccontava sempre, ai tempi in cui i telefonini erano un sogno, che quando lo chiamava a casa, la mamma amava rispondere... “Lo cercate per il pallone? Allora non c'è”. Ha allevato generazioni di giocatori, ha cresciuto gente come Giancarlo Sibilia, Gianfranco Mannarelli e Andrea Carnevale, che oggi sono i primi a piangere per la sua scomparsa. Andrea, del resto, è sempre stato come e più importante di un figlio per “Ughetto” come gli altri. Oggi, che la tristezza è un po' come quella pubblicità del tonno in scatola che si taglia con un grissino, siamo qui a ricordarlo con queste poche righe, che non avremmo mai voluto scrivere ma che, ci auguriamo, lo possano accompagnare verso un viaggio importante, l'ultimo della sua vita da innamorato del pallone e del Latina. Un viaggio che lo ricongiungerà a uomini in nerazzurro come Giorgio Ziroli, Piero Di Trapano, Michele Condò. E intorno ad un tavolo, il tifo per la squadra del cuore nascerà spontaneo, come quando, in una notte triste, ha deciso di chiudere gli occhi per sempre, cullato dalla passione per una squadra che, qualche metro più avanti, apriva gli occhi, invece, ad un nuovo giorno. Ci mancherà, eccome se ci mancherà, il nostro “Ughetto”.

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