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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Affitti a prezzi stracciati, ecco l'elenco dei Comuni

I casi di Aprilia, Pomezia, Anzio, Nettuno e Lariano

Lo scandalo degli immobili di proprietà del Comune di Roma affittati a prezzi irrisori arriva anche nei Comuni della provincia e del pontino.

L’hanno definito “Affittopoli”, riprendendo un’usanza mai troppo demodé quando si deve parlare di inchieste relative a qualcosa che riguarda il bene pubblico. Si tratta del caso delle abitazioni affittate a prezzi stracciati dal Comune di Roma Capitale, che sembra essere ben altro rispetto a quella che si potrebbe pensare come una indagine tutta interna ai confini dell’Urbe.
Infatti, le due task force che il commissario straordinario di Roma - Francesco Paolo Tronca - ha voluto istituire per supportare «le operazioni di verifica in corso delle posizioni anomale, sia da un punto di vista documentale che fattuale nell’analisi del patrimonio immobiliare capitolino» - hanno dichiarato dal Campidoglio - dovranno espandere la loro azione anche al di fuori dei confini territoriali di Roma Capitale.


L’esodo degli anni ‘90

Nell’area 
a sud dell’Urbe 
ci sono 
centinaia 
di immobili 
dell’ente capitolino

Focalizzando l’attenzione soltanto sul patrimonio immobiliare inerente le abitazioni facenti parte del patrimonio di Roma Capitale, si capisce subito che, una volta terminato il lungo esame dei casi interni all’Urbe, la lente d’ingrandimento del Campidoglio finirà anche in provincia e ad Aprilia.
Negli ultimi anni del secolo scorso, infatti, il Comune di Roma decise di “delocalizzare” gli immobili di edilizia residenziale e mandò molti suoi abitanti a vivere nell’hinterland: così facendo, vennero acquistate case a Pomezia e Guidonia - Comuni immediatamente confinanti con la Capitale - ma anche, tra gli altri, ad Anzio, Nettuno, Lariano e Aprilia. Qui arrivarono centinaia di famiglie capitoline che - tra difficoltà, qualche scetticismo e voglia di cominciare una nuova vita - andarono a infoltire la popolazione, riempiendo nella quasi totalità di casi quelli che, a vario titolo, vennero definiti i “palazzoni”.


Quasi a “costo zero”
Se per l’acquisto degli immobili sono stati spesi miliardi di vecchie lire, la stessa cosa non si può dire degli incassi che - presumibilmente - dovrebbe aver avuto il Comune dai canoni d’affitto. Soltanto per restare nei casi di provincia di nostro interesse, ci sono 253 titolari di contratti di locazione che pagano mano di dieci euro al mese quale canone: il che significa che, ogni anno, quelle persone che hanno il canone minimo - ossia 7,75 euro mensili - spendono 93 euro l’anno per l’affitto della propria casa.
Ovviamente, non mancano case con affitti diversi: ce ne sono di tutte le specie, fino ad arrivare al caso limite di Anzio, con un’abitazione da oltre 1.155 euro al mese.


L’indagine di Tronca
Da cosa nasce, però, lo scandalo “affittopoli”? Semplice: il commissario straordinario ha scoperto - tramite un’indagine interna da lui disposta - che il Comune di Roma, quantomeno nell’ultimo decennio, potrebbe aver perso circa cento milioni di euro l’anno per aver affittato case di sua proprietà a canoni mai adeguati. Una situazione limite, che andrebbe ad aggiungersi ai casi di persone che avrebbero redditi tali da permettersi una casa in affitto privato e non un alloggio popolare, ad abitazioni tramandate di padre in figlio, ma anche al fenomeno dell’evasione del canone di locazione. Obiettivo del commissario, d’intesa con altre istituzioni, sarà anche quello di stanare coloro che non hanno mai versato un euro per vivere in case del patrimonio pubblico.
Un’usanza, quest’ultima, che potrebbe essere causa di eventuali recuperi crediti oppure di sfratti per morosità. Di certo il procedimento sarà lungo: l’intenzione del commissario Tronca, però, è quella di capire il perché - in tanti anni - nessuno sembrerebbe essersi mai premurato di verificare tutto questo e di recuperare dei soldi che potrebbero rimpinguare le casse del Comune di Roma.

L’affitto
minimo
per una casa
è di 7,75 euro
al mese
Ignoto
il tasso
di evasione

LA MAPPA

Non è solo il territorio del Comune o della provincia di Roma quello interessato dalla presenza di immobili di proprietà dell’ente capitolino ceduti in locazione a prezzi che dire stracciati è davvero un eufemismo. La mappa infatti, scendendo verso sud, individua centinaia e centinaia di abitazioni a Pomezia, ad Anzio e a Nettuno, passando per Lariano e arrivando fino ad Aprilia.


Il caso Flavia’82 ad Aprilia e la difficile convivenza tra apriliani e «indesiderati» romani
Sono 215 gli appartamenti di proprietà del Comune di Roma situati tra via Inghilterra, via Lussemburgo e via Parigi. Alloggi realizzati dalla nota società Flavia’82 poi fallita e acquistati in diversi momenti sia dalla Giunta Rutelli che da quella targata Alemanno. Una scelta che in città, ad Aprilia, sollevò dure critiche e che per anni causò anche una difficile convivenza tra apriliani e romani, questi ultimi considerati gli “indesiderati” della Capitale. A questi inquilini si è spesso guardato con diffidenza, a loro si sono spesso addebitati problemi e fastidi. Gli inquilini romani hanno quindi dovuto non solo sopportare tale diffidenza, ma anche e soprattutto si sono spesso sentiti abbandonati proprio da quella amministrazione che li ha mandati ad Aprilia. Più di una volta, ad esempio, quando qualche nucleo familiare in difficoltà non è riuscito a far fronte alle bollette o al pagamento delle spese condominiali per diversi mesi, con conseguente distacco della luce in tutta la palazzina, i residenti, non trovando interlocutori a Roma, hanno dato vita ad azioni eclatanti come l’occupazione delle strade, con tanto di barricate. Oggi si scopre che alcuni di quegli appartamenti, 91 sul totale di 215, sono in locazione a meno di 10 euro. Quasi tutti a 7,75 (sette euro e 75 centesimi) con qualcuno a 8 e poco più di 9 euro. La “classifica” vede, tra gli affitti più cari, quattro immobili in via Parigi a 776, 70 euro, 761,07 euro, due a 702,42 euro, poi a scendere a 680,10 e 667,29. Questi in via Parigi. In via Lussemburgo un inquilino paga 687,21 e un altro 682,14. In via Inghilterra l’alloggio più caro si paga 773,61 euro.

Solo ad Aprilia
su 215 abitazioni
ce ne sono 91
a canone
«irrisorio»

I «palazzoni» di Pomezia
L’esodo dei romani verso la provincia non poteva non toccare - a metà degli anni ‘90 - anche Pomezia. In tale grande città confinante con la Capitale sono 165 gli appartamenti di proprietà del Campidoglio, con 76 di questi che vantano un canone di locazione da 7,75 euro al mese. Le case sono dislocate tra via Catullo e via Federico Fellini: in quest’ultimo stabile c’è anche la casa con il massimo canone d’affitto in città, ossia 1302 euro al mese.


I romani sul litorale
Anzio e Nettuno, da anni, sono meta di seconde case per la “Roma bene”. Prima e dopo il 2000, però, vennero scelte dalle Giunte Rutelli e Veltroni per inviare cittadini capitolini bisognosi di un alloggio. E così, sui lidi neroniani, il Quartiere Europa divenne “terra di Roma” con i nuclei familiari provenienti dalla Capitale destinati a Corso Italia. I canoni: 7,75 euro minimo, 1.555 massimo.
A Nettuno, invece, i primi romani vennero destinati nella zona dei “palazzoni” di Colle Paradiso, nel quartiere di Santa Barbara, più precisamente in via Rosario Livatino: dopo di che, la seconda infornata riguardò via Santa Lucia Filippini, all’interno delle palazzine costruite dopo la demolizione della distilleria Lombardi. In questo caso, non mancarono polemiche: gli inquilini arrivarono in treno, di notte e accompagnati dalle forze dell’ordine, prendendo possesso degli immobili assegnati dal Comune di Roma. Sui lidi del tridente, al di là dei 72 alloggi con canone minimo (7,75 euro mensili) c’è l’affitto massimo più basso del territorio da noi preso in considerazione, ossia 648 euro circa.


Alle porte dei Castelli
Ultimo, ma non per ordine di importanza, l’insediamento dei romani a Lariano, in via Vittorio Colonna. Gli inquilini vennero destinati alla zona “alta” della città, con trenta famiglie che si insediarono nel tessuto sociale locale. Anche in questo caso, il canone minimo è di 7,75 euro, mentre quello massimo sfiora i 1.155 euro mensili e, per pochi centesimi, non risulta quello più alto in assoluto del territorio considerato, col primato che spetta ad Anzio.

GLI ALTRI COMUNI

Le case del Comune di Roma non si trovano soltanto ad Aprilia, Pomezia, Anzio, Nettuno e Lariano. Fuori dai confini capitolini, negli anni, l’Urbe ha acquistato - o si è trovata a gestire dopo la creazione di nuovi Comuni - palazzi ad Albano Laziale, a Capena, a Castelnuovo di Porto, a Cerveteri, a Ciampino, a Fonte Nuova, a Guidonia, a Marino, a Sant’Angelo Romano e a Tivoli.
Un vero e proprio “impero”, fatto di centinaia - forse migliaia - di appartamenti di diverse grandezze, affittati ai costi più disparati.

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