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Domenica 04 Dicembre 2016

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Calandrini-Coletta: un confronto di 90 minuti per convincere la piazza gremita

Latina

Novanta minuti come fosse una partita vera di calcio, con due terzini a correre verso l’azione più importante. Al confronto organizzato da Latina Oggi in piazza del Popolo e coordinato dal direttore Alessandro Panigutti, i due candidati al ballottaggio si sono presentati senza appunti e senza timori e hanno detto la loro idea di città e offerto proposte su una serie di punti cardine per il futuro a medio e lungo termine di Latina.
La Giunta
Calandrini: «Sarà un esecutivo serio e qualificato ma non è ora di fare i nomi. Li faremo dopo». Coletta: «La mia sarà una Giunta libera, senza cambiali né condizionamenti, questo posso dire con certezza».
Perché la candidatura?
Coletta: «Se sono qui io è perché gli altri non hanno amministrato bene questa città e ora c’è voglia di cambiamento, di serietà, di impegno e trasparenza». Calandrini: «Io sono qui perché democraticamente ho vinto le primarie. Per la prima volta il centrodestra ha fatto le primarie e 10mila cittadini sono andati a votare e hanno scelto me. E il 5 giugno di nuovo i cittadini hanno scelto me e il mio avversario per questo siamo qui».
Rifiuti
Calandrini: «E’ un problema, un servizio che richiede la collaborazione anche di altri soggetti, penso alla Regione. La società Latina Ambiente è nata nel 1997 quando le spa miste funzionavano e una cosa adesso è certa, va migliorato il servizio e alzato il tasso di differenziata. Per quanto riguarda il bando, io rispetto il Commissario, ma va rivisto perché il costo stabilito è più basso di quello attuale». Coletta: «Le priorità sono garantire il servizio e tutelare i lavoratori. In questa ottica mi muoverò da sindaco. Dobbiamo rispettare ciò che ci chiede l’Europa, a partire dalla differenziata perché siamo fuori dai livelli minimi che ci vengono chiesti da anni».
Urbanistica
Coletta: «Superare lo scempio del passato e basta consumo del suolo. Noi non siamo contro le imprese edili ma crediamo che si debba ripensare il modo di intervenire sul tessuto della città, su edifici già esistenti, noi vogliamo lo sviluppo ma che sia sostenibile, insomma un nuovo modello di città». Calandrini: «Questa città adesso è bloccata. Io credo che dobbiamo anche fare un’operazione verità; se diventerò sindaco prenderò i piani e li riporterò in consiglio comunale, lì verranno tolte le storture, sono convinto e lo dicono i numeri che vadano riviste le cubature perché questa città non ha quei numeri di residenti. Questa città però deve ripartire, nel segno della legalità e della trasparenza come è nel mio modo di essere e come ho fatto già da presidente del Consiglio. Ma bisogna ripartire».
Ztl
Su questo punto in realtà entrambi i candidati si sono trovati d’accordo sulla necessità di renderla più efficace. Per Calandrini va modificata in parte. Per Coletta va valorizzata con attrattori culturali stabili.
Servizio idrico
Coletta: «E’ improcrastinabile tornare alla gestione pubblica perché l’acqua è un bene primario e i cittadini si sono già espressi con un referendum. Penso che il sindaco di Latina insieme agli altri potrà incidere sul percorso di ritorno al pubblico». Calandrini: «Se sarò sindaco, il giorno dopo indosserò la fascia e andrò nella sede di Acqualatina a chiedere il cambio della governance. Sono d’accordo sul ritorno all’acqua pubblica ma guardate che è un percorso lungo e complesso, comunque prima deve cambiare la governance e basta giochetti tra i partiti, alcuni dei quali hanno chiaramente detto che voteranno il mio avversario, peraltro».
Metro
Calandrini: «Credo che bisogna rivedere il piano trasporti e anche qui serve un confronto con la Regione e con lo Stato centrale». Coletta: «Il caso metro è uno scempio e si sa, bisogna studiare attentamente le carte e trovare una via d’uscita».
Terme
Coletta: «Anche questo progetto è da guardare e rivedere con un occhio diverso, penso ad un’ottica ambientalista, moderna». Calandrini: «C’è stata una manifestazione d’interesse di una cordata di imprenditori per quell’area, ben vengano gli arabi se si tratta di investire in questa città; noi controlleremo che lo si faccia nell’interesse di Latina». Replica di Coletta: «Non dico che va buttato via tutto, se c’è fattibilità si farà».
Entrambi i candidati hanno espresso concetti assimilabili circa l’accoglienza definendo Latina già una città dell’accoglienza che comunque va migliorata. Ed entrambi a proposito di Al Karama hanno detto che il centro va ristrutturato per gli ospiti che ne hanno effettivamente bisogno ma non può essere un «pericolo» per i residenti della zona.
Gay pride
Coletta: «Massimo rispetto e diritti per tutti». Calandrini: «La mia personale posizione è che la famiglia sia composta da un uomo e una donna, detto questo io sarò il sindaco di tutti.
Criminalità
Calandrini: «La mia risposta è quella di agire nella legalità e nella trasparenza ed è il migliore antidoto per il resto ci sono le forze dell’ordine cui offro la massima disponibilità e collaborazione». Coletta: «La presenza della criminalità, della mafia in questa città è percepibile. Si argina modificando i comportamenti e il modo di approcciare le scelte amministrative. Anche qui: rompere col passato».

IL RACCONTO

Duemila persone in piazza del Popolo non le aveva portate nemmeno Matteo Salvini. Questo per dire quanto il ballottaggio di domenica sia atteso. La città mostra di essere consapevole che il 19 giugno sarà una data storica, comunque vada a finire. I due candidati sul palco arrivano al termine di una giornata lunga, fatta di appuntamenti serrati. Calandrini è più sciolto, lui è una vecchia volpe, di campagne elettorale ne ha almeno tre dietro le spalle. Coletta mostra invece i segni della fatica che su una persona comune può destare la discesa sul campo politico. Parte in sordina, poi rialza la testa nel finale, dando vita a un paio di epici scontri con l’avversario. Sneakers per entrambi ai piedi, niente cravatta, Calandrini non ha nemmeno la camicia, ma una polo sotto alla giacca grigia. Sale sul palco per combattere e lo fa capire subito. Ha preparato meglio il confronto, s’è portato dietro una claque numerosa e rumorosa, ha attaccato Coletta con intensità, il tono della voce sempre alto, la frase a effetto per cercare l’applauso e il consenso della piazza. Nelle risposte alle domande ha fatto sfoggio dell’esperienza, rispondendo quasi sempre nel merito. Sui passaggi chiave, dove poteva andare in difficoltà, ha fatto una buona figura. Sul servizio idrico, ad esempio, ha messo in chiaro che lui se diventerà sindaco cambierà immediatamente la governance della società, mentre il suo avversario s’è limitato a un fumoso appello per la gestione pubblica dell’acqua.
Damiano Coletta è apparso più sulla difensiva, un po’ impacciato, pagando il dazio dell’inesperienza. Il dritto e il rovescio della medaglia. Perché l’essere il “nuovo”, la “novità” è anche la sua arma migliore e l’ha sfoderata soprattutto nell’appello finale, dove ha parlato di una comunità che deve ritrovare il proprio orgoglio, rialzare la testa, interessarsi al bene comune. Il problema di Coletta in questo scontro uno contro uno è stato il tono, un po’ dimesso. E le conseguenti risposte evasive su quasi tutti gli argomenti importanti. La linea del “vedremo la situazione e decideremo” viene spesa un po’ su tutti i fronti, dalla metro alle terme. Si rialza su Al Karama, argomento su cui Calandrini fa del facile populismo dicendo che chiuderà il centro di accoglienza per i rom e Coletta ha buon gioco nel ricordare all’avversario che poteva farlo già quando è stato in maggioranza con Zaccheo e Di Giorgi ma non ha mosso un dito. Un colpo ben assestato. L’altro arriva sulla questione gay pride dove Calandrini si arrampica in una arrembante difesa della famiglia mentre Coletta si limita a ricordare che l’articolo 3 della Costituzione tutela tutte le differenze. Un po’ da professore col ditino puntato, ma efficace. Calandrini entra più nel merito dei problemi, spiega cosa vuole fare e come lo farà, con quali risorse e dove trovarle.
Al netto di questo, però, Coletta subisce troppo i colpi dell’avversario e le risposte generiche non sono proprio quel che ci vuole in un faccia a faccia. Un confronto in piazza, così come in televisione, ha lo scopo di convincere gli indecisi, di dare la caccia a chi ancora non sa se andrà a votare domenica e per chi. I sostenitori che ieri erano ai piedi del palco, rumorosi per l’uno, numerosi ma meno esagitati per l’altro, hanno già scelto e non è stato certo il confronto di ieri a far cambiare loro idea. Ma chi vedeva ieri per la prima volta i due contendenti sul palco, ha avuto un’impressione precisa. Calandrini più determinato, deciso e preparato. Coletta più stanco, a tratti svogliato, eccessivamente vago e in difesa, con un’aria di sufficienza che non crea certo empatia con la piazza.
Tirando le somme, alla domanda più ghiotta, quella che poteva dare un senso a tutto questo parlare di rinnovamento, ossia l’anticipazione dei componenti della giunta, Calandrini e Coletta sono fuggiti. Entrambi hanno detto che la squadra sarà formata da persone serie e preparate. E ci mancherebbe altro. Impossibile che tra il pubblico ci fosse qualcuno convito che in giunta finiscano due o tre passanti incontrati per caso. Nessun nome dai due candidati. Un imbarazzo a dire con chi andranno a guidare la città che nasconde inevitabilmente qualcosa. Vien da sorridere, poi, quando entrambi si riempiono la bocca di parole come trasparenza, legalità, casa di vetro parlando di come sarà il Comune con loro sulla poltrona da sindaco. Tante parole, ma niente fatti. Una piccola occasione sprecata. In bocca al lupo a loro, ma soprattutto ai cittadini di Latina, che dovranno scegliere.

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