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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Quando un sito archeologico serve a prendere il sole

Anzio

Il lascito prezioso della storia incontra il presente e i suoi lati più sgradevoli al Caenon di Anzio, meglio noto come “Porto Neroniano”. Assai cari al popolo anziate, i reperti di questo antico sbocco marittimo continuano ad osservare la noncuranza dei bagnanti che – soprattutto nel molo di destra e nelle “Grotte Neroniane” - affollano la spiaggia, in nome della quotidiana tintarella. È avvenuto anche ieri, come segnalato da un lettore. Ricordiamo che già nel 2004 la Regione Lazio già delegava la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ad intervenire in difesa del litorale e del bacino dell'antico porto neroniano, con un fondo di un milione di euro stanziato ad hoc, ossia allo scopo di realizzare un primo stralcio a protezione del molo occidentale. Numerose furono, negli anni seguenti, le sollecitazioni mosse in tal senso da cittadini e istituzioni alla Regione, e lo stesso sembra accadere oggi, con una sola, sostanziale, differenza rispetto a ieri: le insistenze di cui sopra tentavano di arginare uno squilibrio puramente ambientale. Sotto il sole cocente dell'estate, invece, ci pensa il cittadino a compromettere, con temibile lucidità, la salvaguardia di quell'importante vestigio romano, esibendo uno squilibrio ora culturale e sociale che ben si presta a proseguirne l'erosione avviata dal tempo. Perché questo è ormai un appuntamento ordinario per i portodanzesi e non cede a scomparire dai costumi del paese.

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