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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Danilo Rea e Gino Paoli incantano il Circeo

San Felice Circeo

Oltre tremila i presenti al concerto gratuito organizzato dal Comune nel piazzale Fabrizi

Non hanno bisogno di presentazioni Gino Paoli e Danilo Rea. Artisti diversi sì, ma accomunati da un grande amore per la Musica con la lettera maiuscola. Quella musica che è la vera protagonista del progetto «Due come noi che...», nato ormai quattro anni fa e che ancora oggi continua a emozionare. Come accaduto domenica sera nella cornice del porto turistico di San Felice Circeo, davanti a una platea di oltre tremila persone.
Uno sgabello e un microfono, un bicchiere di whiskey sul tavolo, qualche sigaretta tra un brano e l’altro. Poi loro: la voce di Paoli e il pianoforte di Rea. E una storia tutta da raccontare. Quella della musica d’autore.
Di Paoli in primo luogo, certo, ma omaggiando anche tanti altri grandi artisti che non ci sono più, come ad esempio Fabrizio De André e Luigi Tenco, e il repertorio dei «poeti» napoletani e francesi. Tutto senza la necessità di ostentare, di esagerare. Lasciando fare alla musica la propria parte, con Rea e Paoli pronti a rincorrersi, a smarcarsi tra le note, i virtuosismi e le acrobazie tra i tasti bianchi e neri del piano, le pause; per poi ritrovarsi sulla strada maestra, cioè quella della tradizione cantautorale italiana. Facendo ciò che a loro riesce meglio: divertirsi facendo emozionare il pubblico.
Ad inaugurare questo «viaggio» un’aria d’opera reinterpretata da Paoli: «Una furtiva lagrima» di Donizetti. E poi i grandi classici del repertorio di Gino Paoli, la cui carriera si snoda per mezzo secolo di storia della musica. Ecco quindi il turno di “Sapore di sale”, “La gatta”, “Sassi”. Poi “Vedrai Vedrai” di Tenco, “Bocca di rosa” arrangiata magistralmente per pianoforte solista da Danilo Rea, "Albergo a ore", versione italiana del brano "Les amants d'un jour" portato al successo da Edith Piaf nel '56.
Poi il gran finale nel “bis” con i brani più noti di Paoli. “Il cielo in una stanza” - per la prima volta pubblicato con un’interpretazione di Mina nel 1960 -, “Una lunga storia d’amore” - colonna sonora del film “Una donna allo specchio” -, e “Senza fine” - pubblicato nell’album di esordio del cantautore genovese -.
In più di tremila, presenti nel suggestivo scenario ai piedi del promontorio di Circe, hanno preso parte a questo “viaggio” guidati da Paoli e Rea.
Nella musica, certo, ma anche nella poesia. Perché - come ha ricordato Paoli all’inizio del concerto - la poesia non è solo quella che si impara dai libri di scuola, ma è nella quotidianità delle cose. Tutto sta nel percepirla e nel capirla. E poi per raccontarla, dedicarla ed esprimerla c’è la musicaNon hanno bisogno di presentazioni Gino Paoli e Danilo Rea. Artisti diversi sì, ma accomunati da un grande amore per la Musica con la lettera maiuscola. Quella musica che è la vera protagonista del progetto «Due come noi che...», nato ormai quattro anni fa e che ancora oggi continua a emozionare. Come accaduto domenica sera nella cornice del porto turistico di San Felice Circeo, davanti a una platea di oltre tremila persone.
Uno sgabello e un microfono, un bicchiere di whiskey sul tavolo, qualche sigaretta tra un brano e l’altro. Poi loro: la voce di Paoli e il pianoforte di Rea. E una storia tutta da raccontare. Quella della musica d’autore.
Di Paoli in primo luogo, certo, ma omaggiando anche tanti altri grandi artisti che non ci sono più, come ad esempio Fabrizio De André e Luigi Tenco, e il repertorio dei «poeti» napoletani e francesi. Tutto senza la necessità di ostentare, di esagerare. Lasciando fare alla musica la propria parte, con Rea e Paoli pronti a rincorrersi, a smarcarsi tra le note, i virtuosismi e le acrobazie tra i tasti bianchi e neri del piano, le pause; per poi ritrovarsi sulla strada maestra, cioè quella della tradizione cantautorale italiana. Facendo ciò che a loro riesce meglio: divertirsi facendo emozionare il pubblico.
Ad inaugurare questo «viaggio» un’aria d’opera reinterpretata da Paoli: «Una furtiva lagrima» di Donizetti. E poi i grandi classici del repertorio di Gino Paoli, la cui carriera si snoda per mezzo secolo di storia della musica. Ecco quindi il turno di “Sapore di sale”, “La gatta”, “Sassi”. Poi “Vedrai Vedrai” di Tenco, “Bocca di rosa” arrangiata magistralmente per pianoforte solista da Danilo Rea, "Albergo a ore", versione italiana del brano "Les amants d'un jour" portato al successo da Edith Piaf nel '56.
Poi il gran finale nel “bis” con i brani più noti di Paoli. “Il cielo in una stanza” - per la prima volta pubblicato con un’interpretazione di Mina nel 1960 -, “Una lunga storia d’amore” - colonna sonora del film “Una donna allo specchio” -, e “Senza fine” - pubblicato nell’album di esordio del cantautore genovese -.
In più di tremila, presenti nel suggestivo scenario ai piedi del promontorio di Circe, hanno preso parte a questo “viaggio” guidati da Paoli e Rea.
Nella musica, certo, ma anche nella poesia. Perché - come ha ricordato Paoli all’inizio del concerto - la poesia non è solo quella che si impara dai libri di scuola, ma è nella quotidianità delle cose. Tutto sta nel percepirla e nel capirla. E poi per raccontarla, dedicarla ed esprimerla c’è la musica

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