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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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I beni archeologici riemergono da erbacce e degrado

Terracina

Il lavoro dell'associazione "Anxur-Terracina" in località Salissano

L’Associazione ‘Anxur-Tarracina’, a un anno dalla sua costituzione a opera di Bruno La Mela, Andrea Longo e Paolo Alberto Giannetti, presenta come primo risultato della sua attività l’aver reso nuovamente visibile, dopo molti anni, la ‘grande conserva imperiale’ in località Salissano. L’associazione ha infatti liberato la struttura dalla fitta vegetazione invasiva che oltre ad impedirne la vista la rendeva inavvicinabile. Conosciuta solo attraverso un’immagine e una breve descrizione in ‘Forma Italiae – Anxur-Tarracina’ di G.Lugli del 1926, ripresa ne ‘L’acqua e il territorio’ di A.D’Onofrio, è legata alla realizzazione dell’Acquedotto di S.Lorenzo dell’Amaseno (II sec. d.C.), fa parte di quei manufatti realizzati nel periodo romano, dalla repubblica all’impero, atti all’approvvigionamento idrico di quella porzione del territorio di Terracina denominato fin dall’antichità ‘La Valle’. L’interesse di La Mela per la storia archeologica di Terracina lo portò nel gennaio 2013 a localizzarla, ma la fitta vegetazione che la ricopriva lo indusse alla decisione di volerla mettere ‘in luce’, nonostante le notevoli dimensioni. La presentazione del lavoro, con informazioni più specifiche, si trovano sulla pagina Facebook dell’Associazione ‘Anxur-Tarracina’, su cui nel tempo verranno presentati altri ‘beni archeologici’, anche ‘minori’, per lo più poco noti o sconosciuti a Terracina, questo perché una delle attività dell’Associazione è quella di non volersi fermare alla sola conoscenza ‘archeologica’ della città riducendola al Centro storico alto, la Via Appia antica e l’area archeologica del Tempio di Venere.

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