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Domenica 04 Dicembre 2016

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La grande discarica di San Martino

Terracina

Enormi discariche disseminate lungo la strada che conduce al Colavolpe: nel terreno cataste di amianto. L’area completamente abbandonata e fuori mano, usata ormai per smaltire inerti e ingombranti. E nessuno controlla

Una discarica, due discariche, tre discariche, quattro discariche. È uno scempio senza fine quello che si consuma nell’area di San Martino, eletta a polo sportivo e condannata invece a un inglorioso abbandono da decenni di politiche sbagliate. La situazione ambientale alle porte dello stadio Colavolpe, ormai scomparso sotto la vegetazione, sta prendendo una brutta piega. Nel groviglio di strade che conducono alla ex struttura sportiva, ad oggi ridotta soltanto all’espressione netta delle decine di migliaia di euro che ci vorranno per recuperarla, stazionano chili e chili di rifiuti ingombranti ma non solo.

Proprio davanti all’ingresso dello stadio si para davanti allo sfortunato visitatore, arrivato lì per caso, un enorme cumulo di immondizia tra cui dei residui di coperture in eternit. Amianto. Tutto alla luce del sole. L’area, insomma, lasciata in completo abbandono ormai da oltre un anno, è stata scelta come luogo di conferimento abusivo di rifiuti pericolosi. Lontano da occhi indiscreti, posta alla fine della località Ceccaccio, raggiungibile solo percorrendo un paio di strade realizzate solo e soltanto per raggiungere lo stadio, San Martino è diventata una discarica abusiva. In ogni dove sbucano cumuli di rifiuti. Oltre a vecchi elettrodomestici, cartoni di birra, polistirolo, anche strane fanghiglie, dei bidoni arrugginiti e, appunto, l’eternit.

La questione dovrebbe suscitare qualche preoccupazione dal momento che, vista l’assoluta libertà di azione di chi scarica immondizia nella zona, nelle aree verdi incolte si potrebbe interrare di tutto. Qui a San Martino non viene proprio più nessuno da molto, moltissimo tempo. Nessun controllo, nessun sopralluogo, nessun servizio straordinario di rimozione dei rifiuti. Una zona franca, di fatto regalata allo smaltimento abusivo, in cui campeggiano in un misto di degrado e malinconia vecchi stemmi della squadra di calcio, una vecchia pista di Go Kart rimasta all’ultima corsa come vi fosse piombata una catastrofe naturale. E invece no. L’unica catastrofe è da attribuire alla cattiva amministrazione. Un’approssimazione degli uffici nel prevenire e controllare il territorio che in queste aree non abitate esplode in tutta la sua potenza, trasformando il bene pubblico in un enorme immondezzaio.


Si devono calcolare, in questo scempio, i danni presenti e anche i danni futuri, che saranno danni economici che peseranno sulle tasche dei cittadini. Un’operazione di bonifica, pulizia e ripristino dei luoghi sarà di sicuro da catalogare nelle operazioni straordinarie, d’emergenza. E come tali costeranno più del dovuto. Un vicolo cieco. Anzi, una distesa di mondezza senza fine.

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