Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Domenica 04 Dicembre 2016

.




0

Il regno perduto del Terracina calcio

Terracina

Foto, trofei, arredi, ricordi e simboli finiti nel dimenticatoio e abbandonati nell'area di San Martino. Così l'oblio cancella l'identità più dei furti e delle discariche.

Ci sono le discariche ad accoglierti, ma è il meno. Perché il vero pugno allo stomaco che ti dà subito il (fu) polo sportivo di San Martino” arriva da altrove. Dall’oblio collettivo. Quello inflitto agli oggetti, ai simboli, ai linguaggi, alle immagini e ai ricordi che ancora campeggiano, malmessi ma resistenti, nel vecchio regno devastato del Terracina calcio. E dei suoi sogni di gloria.

Parlano i cancelli ormai arrugginiti, i box biglietteria abbandonati, parla ancora il graffito dei Boixos, parlano tutti gli oggetti che hanno avuto vita e storia e che oggi sono diventati rifiuto, la tribuna intitolata in tempi recenti ad Angelo Sciscione che guarda allo stadio dedicato a Mario Colavolpe. Parla tutto e sembra quasi di sentire ancora i cori sugli spalti. Di fronte a questo chiacchiericcio delle cose, scompaiono i fastidi per le discariche di eternit che sono all’esterno e compaiono quelli più intimi, che nascono quando vedi dove è finita la memoria. Non è tanto l’erba alta che cresce impietosa quando non la tagli a farti arrabbiare, quanto la muffa che si va appiccicando sull’identità di una città che, proprio perché ne ha sempre avuta poca, ha eletto il calcio a consolidarla.

Perché, l’area di San Martino è piena di cose non salvate. Cose che si è deciso di lasciare lì. Che parlano di un calcio forte, sano, dal basso, orgoglioso. Chissà, forse con l’idea che presto o tardi si sarebbe tornati a giocare, a vincere, a cantare sugli spalti e dentro gli spogliatoi, non si è pensato che tutto poteva andare in malora. E così è stato. Nell’edificio del campo B, dove un tempo sorgeva un baretto, gli spogliatoi, i vani tecnici,sembra tutto si sia fermato all’improvviso. Come per un terremoto. Come al passaggio di un'orda di barbari.

A terra giacciono, distrutte, le coppe dei tanti tornei disputati negli anni. Piccoli grandi tornei, quelli organizzati con sacrifici, per giocare, per stare sempre e comunque in campo. Ci sono cabine elettriche aperte, arredi spianati, perfino la fotografia di un allenatore storico, Gaetano Fiorini, che ha fatto crescere decine e decine di “pulcini”, meglio di “tigrotti” nel rettangolo, appesa ancora al muro. Un segno di affetto, di rispetto, un omaggio alla dedizione, spesso gratuita, agli uomini del calcio locale. E poi trofei, striscioni, poster e scudetti. Dovrebbero essere la memoria di tutti, custodita da qualche parte per poi tornare quando tutto tornerà a posto. E invece finiscono con l’essere la memoria di nessuno. 

Forse c’è dell’altro, sicuramente c’è dell’altro che non sappiamo su questo abbandono. L'impresa che i tifosi stanno portando avanti in questi giorni, con Mia Terracina Supporters, per risalire la china. Le attività con i piccoli calciatori, le famiglie. Un calcio tra la gente. Ma la scena che si para davanti al visitatore ignaro è quella di un cataclisma della memoria, che relega in secondo piano le piscine colpevolmente mai finite, le discariche colpevolmente non pulite e le partite non giocate. L’unica cosa che viene da chiedere davanti al San Martino e al Colavolpe è: qualcuno salvi la memoria.

Tutte le foto nella gallery a inizio pagina (Foto copyright Latina Editoriale Oggi)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400