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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Degrado alla Dogana di Aprilia
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Degrado alla Dogana di Aprilia

Aumentano le infiltrazioni d'acqua dal tetto

A rischio l'incolumità dei dipendenti

Si può lavorare in un ufficio con l’acqua che cade dal tetto? Costretti ad aprire l’ombrello per ripararsi o a stendere teli di plastica per non far bagnare le pratiche? Alla Agenzia delle Dogane di Aprilia succede. Adesso, poi, che il tempo diventa di giorno in giorno meno clemente, cresce la preoccupazione nel personale anche per i cavi elettrici scoperti che potrebbero metterne a repentaglio l’incolumità.
Nel loro caso vale il famoso detto “finire dalla padella alla brace”. Sì, perché se è vero che nel 2010 la Direzione regionale dell’ente pubblico era riuscita ad ottenere il trasferimento dalla sede di via Enna, che versava in cattive condizioni di manutenzione e conservazione, è altrettanto vero che il passaggio ai locali della Ex Claudia, avallato dal Comune per risolvere l’emergenza, non ha certo risolto il problema. Un quadro fatiscente più volte denunciato pubblicamente da Virgilio Tisba, segretario della Unione italiana lavoratori della pubblica amministrazione delle Dogane e Monopoli di Stato, che adesso torna a farsi sentire prima che la situazione precipiti con le piogge più intense. «Un degrado che non si può più accettare perché potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza dei funzionari che vi prestano servizio - sottolinea Tisba -. Una parte della struttura è danneggiata e le crepe che sono comparse hanno favorito le infiltrazioni di acqua piovana. Tale situazione non consente ai funzionari di occupare tutte le postazioni degli uffici. Oltretutto, dopo la caduta della pioggia, restano per giorni al buio, probabilmente a causa dell’umidità che permea i fili conduttori di elettricità. Insomma, dopo i temporali, per alcuni giorni alcune stanze dell’ufficio delle dogane di Aprilia sono invivibili e impraticabili».
Già, ma non è finita qui, perché alla questione legata alla pioggia, che è strettamente legata a una porzione di tetto non impermeabilizzata e confermata da una foto satellitare, va aggiunta quella relativa al ripristino dei cancelli elettrici, che attualmente vengono manovrati manualmente dai funzionari, così come quella inerente ai rifiuti sparsi nello spiazzo antistante la struttura, dove sostano i camion in attesa di espletare le formalità doganali di importazione ed esportazione, che si stanno accumulando perché sono gli stessi camionisti a lasciarli a terra vista l’assenza di cestini e cassonetti. «Quello spazio dovrebbe essere destinato ad aiuola, invece è invaso da immondizia ed erbacce che nessuno raccoglie - osserva Tisba -. Poi, sempre all’esterno della recinzione, c’è anche il problema che riguarda lo spazio esiguo per il passaggio dei tir: in questo senso si sta parlando della carreggiata a una sola corsia, e non delle due che dovrebbero essere previste, che il Comune ci ha imposto (tra i due enti c’è un contenzioso in corso con tanto di ricorso al Tar, ndr) per lasciare un’area giardino che però non viene certo curata per questo scopo».
E il futuro? Tisba va dritto al punto: «Vogliamo sapere dall’amministrazione se l’agenzia deve restare lì oppure dovrà essere trasferita ancora una volta. Ce lo dicano chiaro invece di evitare di parlare del problema».

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