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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Disabile morto sul bus, a processo i dirigenti della Multiservizi
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Disabile morto sul bus, a processo i dirigenti della Multiservizi

Aprilia

Prima udienza dibattimentale nel processo a carico degli ex amministratori della Multiservizi per la morte di Diego Dal Poz, il 29enne disabile caduto dal sedile di un Ducato (a seguito di una brusca frenata) dell’azienda specializzata e deceduto alcuni mesi dopo a Roma.
Martedì scorso, nella quinta sezione monocratica del Tribunale di Roma , si è tenuta l’udienza del processo che vede come imputati Palmarino Savini, Amedeo Avenale, Ilvo Silvi (all’epoca commissario straordinario, direttore generale e capo del personale dell’Asam) e l’autista Onofrio Di Principe. Davanti al giudice Trani sono stati ascoltati diversi testimoni: l’assistente sociale che si trovava sul bus, un collega dell’autista e il maresciallo dei carabinieri che all’epoca seguì le indagini. E le varie testimonianze hanno concordato su un fatto, che i sedili dell’ultima fila (dove era solito sedersi Diego Del Poz) erano sprovvisti di cinture di sicurezza. Ed è questo ciò che sostengono da tempo anche gli avvocati Antonello Madeo e Tiziana Filacaro, legali della famiglia Dal Poz, che in sede civile hanno presentato una richiesta risarcitoria di 2 milioni di euro verso il Comune, l’azienda speciale Aprilia Multiservizi e la compagnia assicurativa del Ducato.
La difesa degli imputati hanno invece cercato di dimostrare che la morte del 29enne non sia dovuta alla caduta dal bus, ma ai medici che non l’avrebbero curato a dovere. L’incidente avvenne nel febbraio 2008, il giovane venne prima ricoverato nella clinica Città di Aprilia, poi trasferito all’ospedale Santo Spirito di Roma e, successivamente, al San Camillo-Forlanini di Roma dove venne sottoposto ad alcuni interventi che però si rivelarono vani. Dal Poz infatti morì tre mesi dopo, a maggio 2008.
Tutti gli imputati sono accusati di omicidio colposo e gli amministratori della Multiservizi (Savini, Silvi e Avenale) anche di frode processuale. A giudizio degli inquirenti, infatti, nei giorni successivi all’incidente ci sarebbe stato il tentativo di “inquinare le prove”, installando i dispositivi di sicurezza nel pulmino. La prossima udienza è stata aggiornata al 29 aprile 2016.

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