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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Nuova Chiesa, il Tar dà ragione alla Parrocchia "Regina Mundi"

L'attuale Chiesa di Torvajanica Alta

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Nuova Chiesa, il Tar dà ragione alla Parrocchia "Regina Mundi"

Pomezia

Annullata la determina con cui il Comune negava il permesso a costruire

Nuovo passo in avanti per la costruzione della futura Chiesa parrocchiale di Torvajanica Alta, alla periferia di Pomezia. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio - sede di Roma - ha accolto il ricorso della Parrocchia Regina Mundi che chiedeva l’annullamento della determina comunale dell’8 aprile 2015 con cui veniva reso il diniego definitivo al permesso a costruire inerente il nuovo edificio di culto di via Mar Tirreno.

In particolare, i giudici hanno condiviso alcune delle censure proposte dai difensori della comunità parrocchiale, in particolare quelle relative all’interpretazione della previsione dell’articolo 15 del Piano particolareggiato esecutivo che l’ente di piazza Indipendenza aveva posto alla base del “no” alla nuova Chiesa.

Secondo la Parrocchia, infatti, “la presenza di attrezzature religiose è prevista dalla disposizione” urbanistica in oggetto e codeste possono essere realizzate “anche tramite opere private di interesse pubblico”. In più, tra le altre cose che si rinvengono nella sentenza, secondo la Parrocchia “è radicalmente illegittimo subordinare la realizzazione dell’edificio di culto alla previa unilaterale scelta programmatica del Comune con una connessa anomala ablazione dell’area senza indennizzo”.

Censure, queste, che sono state accolte dal Tar, i cui giudici ritengono di essere in presenza di una situazione che vede un’area privata che può essere destinata all’uso pubblico tramite un intervento del privato stesso.

E nel passaggio successivo il Tar richiama addirittura la Revisione dei Patti Lateranensi - il così detto Concordato fra Stato e Chiesa - del 1984. “Nel caso dei servizi religiosi occorre tenere conto, in via di principio, del fatto che la costruzione dell’edificio di culto risponde a un’esigenza costituzionalmente tutelata, che trova copertura, per quanto qui interessa, anche a livello della normativa di origine concordataria, e in particolare dell’articolo 5, comma 3, dell’Accordo del 1984 tra la Repubblica italiana e la Santa Sede: ‘L'autorità civile terrà conto delle esigenze religiose delle popolazioni, fatte presenti dalla competente autorità ecclesiastica, per quanto concerne la costruzione di nuovi edifici di culto cattolico e delle pertinenti opere parrocchiali’. Nella specie, dunque - conclude la sentenza che accoglie il ricorso, annulla la determina dell’8 aprile 2015 e condanna il Comune al pagamento delle spese processuali - l’amministrazione avrebbe dovuto prendere atto dell’istanza volta a una più adeguata sistemazione del complesso ecclesiastico, sul presupposto della compatibilità della stessa con la pianificazione degli standard di zona, e procedere di conseguenza all’esame della stessa sotto il profilo strettamente tecnico-edilizio”.

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