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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Acque contaminate, pubblicato il report
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Acque contaminate, pubblicato il report

Ardea - Pomezia

Ipotizzate iniziative per contenere il fenomeno. Si tratta di solventi sversati illecitamente quasi 20 anni fa nel sottosuolo

La contaminazione, purtroppo, c’è. Fortunatamente è sotto controllo e sono state già intraprese misure atte a contrastare un fenomeno che, in futuro, non è escluso possa aumentare.

Potrebbero essere sintetizzate così le conclusioni a cui è giunto il tavolo di lavoro coordinato dalla Regione Lazio e a cui hanno partecipato diverse istituzioni (tra cui i Comuni di Ardea e Pomezia, l’Acea e la Asl Roma 6), che ha redatto un “Rapporto informativo” e una “Comunicazione sui rischi” derivanti dall’inquinamento delle acque sotterranee da parte di sostanze organiche clorurate - ossia il tetracloroetilene e il tricloroetilene - nell’area vasta dei territori di Pomezia e Ardea.

Un fenomeno, questo delle acque contaminate, che fortunatamente è ancora sotto controllo ma che fin dal 2011 si sta facendo sentire in tutta la sua forza, tanto da portare - qualche tempo fa - alla chiusura di uno dei tre pozzi del Laurentino - da cui si approvvigionano d’acqua potabile Ardea e Pomezia - e alla miscela della risorsa idrica locale con quella proveniente da altre zone. In particolare, da cinque anni, i due solventi organici di sintesi sono stati individuati in alcune aree delle due città - a ridosso del centro di Pomezia, nella zona industriale (in particolare a via Naro) e vicino ai pozzi idrici di Ardea. Non si tratta, però, di un inquinamento recente. In base ai dati posseduti dall’Arpa e dalla Asl, il fenomeno di contaminazione avrebbe avuto origine una quindicina d’anni fa: si tratta, presumibilmente, del risultato di uno smaltimento illecito di sostanze clorurate direttamente nel sottosuolo - con una o più sorgenti di contaminazione - delle quali ancora non si è trovata l’origine, anche se sembra plausibile che si tratti di scarti di pulizia di macchinari industriali.

Comunque, negli ultimi anni - come si evince dalle risultanze del tavolo di lavoro - i controlli sono stati intensificati, soprattutto quando è emerso l’estendersi del fenomeno d’inquinamento verso il campo pozzi Laurentina: verifiche che hanno garantito il rispetto dei parametri di legge e l’erogazione di acqua perfettamente potabile.

Qualora, però, la situazione dovesse peggiorare, non sono escluse ulteriori misure di contenimento, come la limitazione dell’uso di acqua potabile e il divieto di utilizzo della risorsa per usi non domestici.

Ovviamente, sono già in corso misure per l’eliminazione dell’inquinamento e l’individuazione dell’area interessata dalla contaminazione originaria.

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