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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Mafie, la battaglia dei sacerdoti riparte da Fondi

Don Luigi Ciotti

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Mafie, la battaglia dei sacerdoti riparte da Fondi

Il documento

Siglata la "Carta di Fondi" con l'associazione Libera di don Ciotti

Riparte da Fondi, dalle mura del monastero di San Magno, la battaglia dei sacerdoti contro la criminalità organizzata e ogni forma di mafia. Nella Piana, dove un gruppo di sacerdoti, collaboratori dell’associazione “Libera” di don Luigi Ciotti si sono incontrati per tre giorni, è stata siglata la “Carta di responsabilità e impegno”. Un documento che è stato già ribattezzato come la “Carta di Fondi” e che vuole rappresentare un nuovo inizio, un punto di riferimento.
«Siamo sacerdoti, religiosi e religiose impegnati da anni con le nostre comunità e i nostri gruppi a far incontrare le fatiche degli uomini con la tenerezza di Dio». Questo l’incipit della “Carta di Fondi” che, dopo un preambolo in cui illustra il contesto da cui è emerso il documento, passa ad analizzare i punti dell’impegno condiviso dai parroci. Tre giorni di lavoro, di incontri, riflessione e preghiera. Nella spiritualità benedettina del monastero di San Magno, nella pace dell’oliveto della pianura fondana, ospiti del sacerdote don Francesco Fiorillo, una trentina di parroci hanno suggellato un percorso che va avanti da mesi.
I parroci si impegnano a «non tacere dinanzi alle ingiustizie e a ogni tipo di illegalità», una professione di fede oltre che di sforzo coraggioso in prima linea. Un cammino in cui i più deboli non possono e non devono essere lasciati soli. «Camminiamo al fianco delle vittime innocenti delle mafie - si legge - e di quanti subiscono violenze e sopraffazioni, condividendo il loro dolore e la loro richiesta di giustizia e di verità». Bisognerà essere determinati e coraggiosi nel «contrastare ogni forma di corruzione perché è il cancro della civiltà e della democrazia». Si parte dalla consapevolezza che la battaglia contro la criminalità deve articolarsi in una risposta che non vada a macchiarsi degli stessi peccati. «La misericordia - prosegue la Carta - è la risposta ad ogni tipo di violenza ed è accoglienza agli ultimi, ai poveri, agli emarginati e ai migranti». Altro passo decisivo, la volontà di ritrovare nel perdono l’essenza dell’essere cristiano. I sacerdoti si impegnano infatti ad «accompagnare il cammino di coloro che intendono pentirsi del male compiuto distinguendo il peccato dal peccatore».
È la fede e la speranza a dare la forza ai cittadini di confrontarsi con la criminalità, a contrastarla a viso aperto. Come? Denunciando «ogni tipo di connivenza anche istituzionale che favorisce il degrado ambientale agevolando gli affari delle ecomafie e quella finanza che uccide i poveri e crea disuguaglianze sociali». Ma la “Carta di Fondi” stesa nei giorni scorsi da don Ciotti e dagli altri sacerdoti vuole essere anche un appello ai giovani, alle nuove generazioni. È su di loro, si legge nel documento religioso, che si deve scommettere, su un’educazione che ponga al centro percorsi virtuosi e responsabili di cittadinanza attiva. Da Fondi, quindi, l’inizio di una nuova stagione contro la criminalità.

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