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Sabato 03 Dicembre 2016

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Delitto Barlone, chiesta un'archiviazione
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Si va in Appello per l'omicidio Barlone, impugnata sentenza

Monte San Biagio

Sono pronti a dare battaglia davanti alla Corte d’Assise d’Appello gli avvocati dei sei imputati nel processo per l’omicidio dell’ex diacono Patrizio Barlone. I legali hanno infatti promosso appello impugnando la sentenza di primo grado con cui erano arrivate pesanti condanne, per un totale complessivo di più di un secolo. A ricevere le pene maggiori erano stati Antonio Imperato, Carmine Marasco e Salvatore Avola (30 anni), essendo considerati gli esecutori materiali del delitto. Poi Aldo Quadrino (l’unico della zona, essendo gli altri campani, e che ora è difeso dagli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone) e Salvatore Scarallo, condannati a 20 anni. Infine, la posizione di Vincenza Avola, condannata a 6 anni ma scagionata, nel corso del procedimento di primo grado, dall’accusa più grave: quella di omicidio. Con riferimento a quest’ultima posizione, il pubblico ministero Valerio De Luca ha anche lui appellato la sentenza di primo grado, chiedendo la condanna dell’imputata anche per il delitto. I fatti in questione risalgono al febbraio del 2015. Era l’8 del mese quando l’ex diacono Patrizio Barlone fu ucciso nella sua abitazione di Monte San Biagio mentre in paese si festeggiava il santo patrono. Una rapina finita male, come è stato ricostruito dagli investigatori, forse per una questione di soldi prestati che dovevano essere restituiti. E i carabinieri della Compagnia di Terracina in una manciata di mesi - grazie alle prove raccolte, tra cui le intercettazioni e dei filmati della videosorveglianza - hanno chiuso il cerchio attorno agli indagati, con l’operazione che è stata portata a termine nel mese di maggio dello scorso anno. Il “commando” sarebbe dunque entrato in azione per rapinare il 60enne di oro e denaro, ma il raid in casa è poi sfociato in tragedia, con l’anziano picchiato con violenza fino a essere ucciso. A ritrovare il corpo senza vita era stato la mattina seguente un familiare, con la fuga dei responsabili che era stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza installate davanti alla casa del delitto.
Chiuse le indagini, l’inizio dell’iter processuale che ha portato a febbraio di quest’anno - in primo grado - a pesanti condanne.
A pronunciarsi ora dovranno essere i giudici d’Appello, con la difesa e l’accusa pronte nuovamente a dare battaglia nelle aule giudiziarie.

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