"Un no netto e convinto alla realizzazione dell'impianto di mitilicoltura nel mare di Scauri. Una posizione che scaturisce non contro qualcuno, ma a favore di tutti i cittadini dell'area sensibile del Golfo di Gaeta, dell'ambiente e del patrimonio naturalistico che lo caratterizza". A dichiaralo il consigliere regionale Giuseppe Simeone. "Anche in questo caso, purtroppo - prosegue Simeone - come era accaduto per analoga vicenda riguardante il Comune di Terracina, la Regione Lazio conferma l'incapacità di programmazione, di consequenzialità e condivisione che dovrebbe essere alla base di ogni scelta. La Regione non può e non deve essere spettatore inerme rispetto alle dinamiche dei territori. Ha il dovere di governare i processi e di non abbandonare a se stessi cittadini, Enti locali, associazioni, imprese che chiedono risposte e si trovano di fronte solo approssimazione. In questo contesto, recependo il grido di dolore del nostro territorio e l'appello, legittimo e condivisibile, dei cittadini, delle istituzioni locali, degli operatori turistici e balneari, nonché delle associazioni ambientaliste, ad evitare quello che si trasformerebbe in un vero e proprio scempio del nostro territorio, ho inoltrato una nota al presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, e all'assessore regionale competente in materia, Carlo Hausmann. Nella nota ho chiesto chiarezza sullo stato dell'arte delle procedure autorizzative, di non ignorare come accaduto sinora, la posizione assunta dal Comune di Minturno in merito. E, soprattutto, di creare una cabina di regia, convocando un tavolo di confronto con tutte le realtà interessate da questa problematica, per valutare e decidere insieme il futuro del territorio. Il vuoto amministrativo e normativo, in attesa della redazione del "Piano di utilizzo delle acque marine" nel quale siano individuate con precisione le aree idonee e quelle non idonee a tali attività, non può essere un alibi ma deve essere incentivo ad intervenire per evitare di assumere decisioni lesive delle comunità che rappresentiamo. Nel 2016, con l'emendamento sostenuto dall'assessore Buschini che ha recepito l'emergenza in atto, è stato inserito un articolo specifico, nella legge cosiddetta sulle dimore storiche, riguardante proprio l'autorizzazione per gli impianti di acquacoltura e mitilicoltura sulla costa laziale. Un piccolo passo avanti che consente ai Comuni interessati di entrare nel merito delle decisioni esprimendo, ai fini del rilascio dell'autorizzazione per gli impianti di acquacoltura e mitilicoltura in mare, un parere tecnico sulla compatibilità dell'impianto con le attività turistiche ed economiche presenti nell'area. Decisione che Zingaretti non può ignorare. Così come non si può bypassare la posizione dell'attuale amministrazione del Comune di Minturno, e di quelle che la avevano preceduta, che, in qualità di ente regolatore del proprio territorio è il soggetto più idoneo per dare parere sulla compatibilità dell'impianto con le attività e le peculiarità del territorio che rappresenta. Una Regione come quella governata da Zingaretti, schizofrenica e confusionaria, non serve a nessuno perchè acuisce solo le criticità in atto evitando di risolverle venendo meno al ruolo di programmazione e concertazione che le compete. Contro la creazione di un impianto di mitilicoltura di 305.000 metri quadrati si sono mobilitati i cittadini raccogliendo il proprio dissenso in una petizione popolare che Zingaretti e l'assessore Hausmann preferiscono evidentemente ignorare. Fatto gravissimo perché sottolinea la distanza di chi governa questa Regione dai cittadini che dovrebbe rappresentare entrando, con responsabilità, nel merito delle questioni, valutandone con attenzione le ricadute, evitando di autorizzare "alla cieca" un impianto che senza ombra di dubbio comporterà ricadute negative sul piano socio economico, un danno all'immagine, all'ambiente circostante, alla qualità delle acque nonché a tutto l'indotto che nel turismo e nel mare trova sostentamento. Restiamo al fianco dei cittadini, del territorio e delle istituzioni che lo rappresentano. La Regione smetta di considerare la provincia di Latina come territorio di conquista elettorale".