C'è stato il pienone all'incontro organizzato da Arci Caccia, Federazione Italiana Caccia e dall'Ambito territoriale Caccia 1 della provincia di Latina sabato scorso, a Sezze. Per discutere del Parco dei Lepini, l'auditorium interno del centro sociale Calabresi era gremito di tanti praticanti di attività venatoria di Sezze, Roccagorga, Norma, Maenza, Bassiano e altri paesi limitrofi oltre ad agricoltori e allevatori. Tutti, ancora una volta, per ribadire un "no" convinto all'istituzione del Parco dei Lepini. Il movimento dei contrari ha ripreso vigore in risposta alla ripartenza dell'iter per l'istituzione del Parco caldeggiata da Legambiente al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Il progetto prevede l'istituzione di un Parco che, nella proposta, prevede una superfice di circa 22mila ettari distribuiti tra le province di Latina, Roma e Frosinone. La provincia di Latina rientrerebbe per 7.359 ettari di cui la maggior parte ricadenti nei territori di Norma, Bassiano e Maenza e a seguire Rocca Massima, Cori, Sezze, Roccagorga e Prossedi. Ancora maggiore è il tributo in fatto di terreno richiesto alla provincia di Roma con 9.300 ettari di cui 5mila provenienti dal territorio di Carpineto che, da solo, offre al parco una superficie equivalente ai 5 Comuni della provincia di Frosinone coinvolti. Per quanto variabile, la perimetrazione del Parco e le regole restrittive che porterebbe con sé, i cacciatori vedrebbero ristrette le aree in cui praticare l'attività venatoria. La proposta non li convince perché articolata su un disegno del territorio vecchio di venti anni e profondamente mutato rispetto a oggi. Infine non convincono le esperienze degli altri Parchi esistenti, quasi tutti con i bilanci in rosso.