Passano i mesi e nulla fa pensare che da qui alla fine dell'estate qualcosa possa muoversi davvero. Ci si era impegnati a risolvere la grana dei conti del Mercato ortofrutticolo di Fondi a stretto giro dopo che l'ennesima assemblea dei soci si era sciolta senza esiti. Era la fine di marzo e a quasi tre mesi da quella riunione l'unica novità è che probabilmente l'amministrazione comunale di Fondi tornerà a sollecitare la Regione. Il sindaco Salvatore De Meo nelle ultime settimane ha incontrato gli assessori regionali di riferimento (i delegati ad Agricoltura, Bilancio ed Economia) ma si è trattato di semplici confronti sulla questione. Troppo poco per un gigante commerciale su cui pende la tagliola dei conti. Il primo cittadino ha anche chiesto attraverso il consigliere regionale di riferimento, Giuseppe Simeone, di fissare un faccia a faccia urgente col governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

Nell'ultima assemblea la Regione, che partecipa per il 26% al capitale della Mof Spa (il resto delle quote è diviso tra altri soci fra cui il Comune di Fondi e il consorzio degli operatori "Euromof") aveva ribadito la ferma volontà di votare «no» al bilancio del 2015. La società, era emerso, ha bisogno di essere ricapitalizzata. Le cifre devono essere chiarite ma comunque si parla di 30 milioni di euro, soldi che sbloccherebbero una contesa ingessata ormai da anni tra crediti e debiti vantati da soci nei confronti di altri soci. Un parapiglia che fino a oggi si è risolto in uno sterile braccio di ferro col risultato di bloccare conti, sviluppo e prospettive della piattaforma commerciale di viale Piemonte. Nessuna ipotesi di potenziamento della struttura o riqualificazione della rete di vendita, in altre parole difficoltà a rilanciarsi nel mercato col rischio che le attività - già piegate da anni di crisi economica - ne risentano ancora per molto. 

E se da una parte i conti restano congelati, dall'altra la questione della governance del Mof non compie passi significativi. Le pratiche sono ferme al lontano 2014. A quella data risale infatti la decisione dell'allora presidente Michele Pasca Raymondo di dimettersi a breve distanza da quanto fatto dall'allora vicepresidente, Francesco Polese. Fu un terremoto, ma evidentemente le scosse a Roma non vennero percepite o almeno non furono considerate tali da meritare una risoluzione urgente. Alla Regione spetterebbe la nomina del presidente, in accordo ovviamente con gli altri soci. L'attesa va avanti da tre anni, probabilmente durerà ancora.