«Oltre cinquanta famiglie del golfo di Gaeta in crisi socio-economica, col rischio di vedersi allungare il fermo biologico. E' una vergogna». L'allarme è stato lanciato dagli stessi pescatori del sud pontino e da Erminio Di Nora, presidente provinciale della Fondazione Vassallo e da sempre vicino al settore della pesca, il quale ha lanciato un appello alla politica locale e regionale, al fine di intercedere presso il Ministero competente. «Vogliono impedirci- hanno affermato gli operatori- di andare a pescare a settembre. Crediamo che chi prende certe decisioni dovrebbe ragionare prima di agire. Vogliono obbligarci a stare fermi per 45 giorni, ma se andrà bene ce ne pagheranno 30. Tutto ciò senza dimenticare che devono ancora pagarci la cassa integrazione degli ultimi due anni. L'interruzione prolungata dell'attività di pesca, imposta nello scorso biennio attraverso il fermo biologico ed il fermo tecnico, ha costretto le aziende a sopportare comunque i costi di armamento del peschereccio, anche in considerazione del ritardo e delle inefficienze derivate dalla corresponsione delle indennità di cassa integrazione per gli equipaggi. Non è possibile tutto ciò». Sulla stessa lunghezza d'onda Erminio Di Nora, il quale ha sottolineato come chi è preposto a tali decisioni «non si rende conto che in questo modo si acuiscono sempre di più le conflittualità tra "poveri": piccola pesca e pesca meccanica. Ci si incolpa reciprocamente per la mancanza del prodotto, non vengono liquidati i due anni di fermo, non si provvede a liquidare i premi per la demolizione dei pescherecci. Le statistiche non servono quando si dettano leggi seduti dietro a una scrivania senza conoscere la realtà delle cose. Nel Golfo di Gaeta si fa appello alla politica locale e regionale al fine di intercedere presso il Ministero competente.