Parte il monitoraggio del fondo marino teso ad accertare le cause che stanno provocando la scarsa pescosità delle acque del golfo. Verranno raccolti dei campioni dal fondale marino e sarà analizzato nei laboratori dell'università Federico II. Sono state le lamentele dei pescatori, che da tempo denunciano un mare sempre più povero, ad indurre una equipe di ricercatori dell'Università di Napoli "Federico II" e della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ad effettuare delle indagini mirate per monitorare il fondo e le acque del golfo Gaeta.
I commenti dei pescatori da diversi mesi sono sempre gli stessi: «A mare non c'è più niente»; «Ho lasciato le reti a mare per tre giorni e alla fine dentro non c'era nemmeno un chilo di pesce». E ancora «L'acqua è avvelenata. Il pesce è scomparso» e così via. Chi, invece, pratica lo sport subacqueo denuncia un fondale grigio e deserto come la crosta della Luna. Questi commenti, queste espressioni di autentico sconforto sono stati raccolti dal dottor Adriano Madonna, biologo marino presso il Laboratorio di Endocrinologia Comparata dell'Università di Napoli "Federico II", dove ha prospettato la situazione e, per così dire, ha dato l'allarme. In breve, è stata messa sù una equipe di ricercatori che condurrà, a partire da domani mattina, mercoledì un monitoraggio fisico, chimico e biologico dei fondali del golfo.
Uno studio nato dal basso e che ha preso il nome di "Progetto Gaeta", che sarà portato avanti da studiosi della "Federico II" e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, in collaborazione con la Scuola Nautica della Guardia di Finanza di Gaeta, che ha messo a disposizione unità navali per il trasporto di uomini e attrezzature.
I dettagli del "Progetto Gaeta"
L'operazione di monitoraggio si svolgerà secondo questa linea: sono stati scelti dei punti della costa da Sperlonga a Scauri e da ognuno di essi sono state tracciate, sulla carta nautica, delle rette perpendicolari alla costa. Su ognuna di queste rette saranno effettuate delle bennate sul fondo a diverse profondità, che porteranno in superficie i sedimenti. Questi verranno impacchettati e catalogati, per prendere la via dei laboratori di Napoli, dove si effettueranno le analisi del caso per evidenziare l'eventuale presenza di fonti di contaminazione, come metalli pesanti, idrocarburi, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), microplastiche, PCB bifenili policlorurati, diossine, composti organo alogenati.
Le uscite
Le uscite in mare saranno diverse, certamente numerose, poiché l'area da monitorare è abbastanza vasta.
Le ipotesi
Interrogato in merito ai probabili esiti del monitoraggio, il biologo Adriano Madonna, che parteciperà come ecologo, ha risposto che preferisce non pronunciarsi prima dei risultati delle analisi di laboratorio, per non procurare un eventuale falso allarme. L'unico suo commento è stato: «Al momento, non so con certezza che cosa stia accadendo. So solo che un benthos (l'insieme degli organismi che vivono sul fondo) così povero non lo avevo mai visto prima nelle nostre acque. Staremo a vedere». I dati poi saranno raccolti in un report e pubblicato