Difficile credere che anche i farmacisti sono lavoratori precari. Invece sullo sfondo dell'iter per la privatizzazione delle farmacie comunali di Latina si fa spazio la vertenza, che in parte comincia la settimana prossima, delle farmaciste e dei farmacisti che hanno lavorato con contratti a tempo nelle due strutture pubbliche, una delle quali già privatizzate, mentre l'altra resta dell'ente. Ed è in quest'ultima che i farmacisti «sfruttati» chiedono di essere reintegrati. Complessivamente i farmacisti che hanno lavorato con contratti precari sono circa venti e la loro collaborazione era a tempo determinato, ma siccome si è ripetuta più volte avrebbero acquisito il diritto di entrare stabilmente in organico come riconosciuto dalla Corte Europea di Giustizia nel 2014 per analoghi casi verificatisi in pubbliche amministrazioni di Milano e Napoli. Dunque la prossima settimana approda davanti al giudice Valeri, presso il Tribunale di Latina il ricorso della prima delle farmaciste che intendono far valere il diritto ad essere assunte dal Comune di Latina e dunque ad essere impiegate nella struttura tuttora pubblica. In prima istanza viene chiesto il riconoscimento del contratto a tempo indeterminato in luogo e per conseguenza giuridica dei vari contratti a tempo determinato avuti negli anni passati; in alternativa gli avvocati della donna, Angelo e Maria Grazia Amato, chiedono il versamento di dodici mensilità come previsto dalla legge in forma di risarcimento. La decisione su questo caso specifico può non solo incidere sulla vicenda specifica ma chiarire cosa succederà agli altri precari del settore, che resta uno dei più ambiti e allo stesso tempo tra i più delicati. Basti pensare che il bando regionale per l'assegnazione di nuove sedi di farmacia ha trovato i maggiori problemi applicativi proprio a Latina. Sulle prime assegnazioni ci fu una pioggia di ricorsi ai giudici amministrativi supportati da eccezioni sulla legittimità dell'iter adottato ma anche sulle carenze inerenti le perimetrazioni degli ambiti. 

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