«Noi un concorso di idee lo abbiamo già fatto quando abbiamo portato il nostro progetto di portualità agli elettori. E loro ci hanno votato. Ora abbiamo il dovere di portarlo avanti. Io voglio fare le cose, sono stanco dei no a tutto dei cineforum sesssantottini». Porte chiuse ieri in Consiglio comunale sulla mozione presentata dal gruppo del Pd sull'area del Molo. I Dem, sposando la lettera di 50 professionisti di Terracina disposti a dare un contributo tecnico, proponevano al sindaco e all'Assise di aprire a un concorso di idee per riqualificare l'area. Il capogruppo Di Tommaso ha usato le parole migliori per persuadere il Consiglio. Perché «quella del Molo è un'area a cui tutti siamo legati con la memoria, che merita qualcosa di più che essere un parcheggio», ma soprattutto perché «abbiamo questa grande occasione di una città che vuole partecipare, una stagione nuova in cui i cittadini e la politica iniziano a ragionare insieme sulla città del futuro».

E' stata tirata in ballo anche Rimini, con il suo recente progetto di parco del mare di 3 mila metri quadrati tra la zona degli alberghi e la battigia. Ma niente, il gelo. Non solo la maggioranza – il cui voto contrario è stato anticipato direttamente dal sindaco – ma anche il resto dell'opposizione si è smarcata. La mozione è stata bocciata e il sindaco è apparso addirittura stizzito. «Il porto è il principale asset strategico della città, e di porto pariamo quando parliamo dell'area del Molo. Lì non è prevista la realizzazione di un parcheggio, non ci sono colate di cemento, multipiano o cose varie. Quello di cui ci siamo occupati è la possibilità di utilizzare l'area del molo ufficialmente come parcheggio, visto che oggi viene usata come tale in modo clandestino. Il modo in cui funziona oggi il porto a servizio dei turisti è indegno. A questo dobbiamo mettere mano, non a ciò che non c'è più da 100 anni. Un porto deve essere un porto, non un giardino botanico». Ma Di Tommaso ha spinto sulla partecipazione: «Rischiamo di perdere il fermento che c'è oggi tra i nostri cittadini». Di Tommaso comunque annuncia di voler percorrere la strada del referendum, prevista dallo Statuto comunale.

Ma sulla definizione di "giardino botanico" con cui Procaccini ha descritto la proposta arrivata dal Wwf, rischia di crearsi uno strappo tra il sindaco e l'associazione. Strappo non scontato, dato il rapporto che, sebbene rimarcando le differenze di vedute, è sempre rimasto nel rispetto e nell'asolto reciproco, soprattutto per il forte legame con il professor Selvaggi, la comune battaglia per il treno e la cura, affidata ai volontari del Wwf, del Parco della Rimembranza. «Come ha potuto affermare che il WWF aveva proposto un "giardino botanico"?», si chiede l'associazione con una lettera aperta indirizzata a Procaccini. «L'abbia fatta in buona fede o per ignoranza la sua citazione è stata comunque colta dai soci dell'associazione come un'offesa», scrive piccata la presidente Franca Maragoni, «per la sua superficialità e indifferenza nei confronti di persone che volontariamente si impegnano nel diffondere messaggi di sostenibilità ambientale, per la qual cosa lei come primo cittadino dovrebbe essere loro grato».

Effettivamente il Wwf non aveva mai parlato di un centro botanico, bensì di un centro studi sulla cultura del mare, dedicato ad Emilio Selvaggi. «Il 14 novembre, in occasione dello scoprimento nella Rimembranza del tondo dedicato a Emilio Selvaggi glielo abbiamo detto in pubblico», assicura il Wwf. Quindi, il sindaco non può aver capito male. «Come ha potuto affermare che il WWF aveva proposto un "giardino botanico"? Ci siamo inseriti nel dibattito aperto in città su un eventuale concorso pubblico di idee dicendo che se si fosse realizzato avremmo apprezzato l'insediamento nell'area di un Centro sulla cultura del mare dedicato al prof. Selvaggi. Abbiamo successivamente elencato motivazioni e possibili elementi strutturali indicando anche la strada per gli eventuali finanziamenti in bandi regionali e europei. La nostra era sola una proposta senza pretese di essere approvata da lei e dalla maggioranza che la sostiene, lei non l'ha letta ma ha voluto ugualmente parlarne citandoci a sproposito. Noi continueremo nel compito che ci siamo imposti da molti anni e lo faremo ancora con la passione che ci motiva».