Fin troppo spesso il Parco nazionale del Circeo è stato visto - specie da certa politica - come un ente pronto a tappare le ali a grandiosi progetti tirando fuori cavilli burocratici e vincoli ambientali. Quegli stessi vincoli che hanno evitato che il mattone selvaggio distruggesse un habitat più unico che raro, grazie al quale oggi San Felice Circeo e Sabaudia rappresentano delle realtà introvabili nel resto della penisola. Ma è altrettanto vero che il Parco nazionale del Circeo ha ancora tante potenzialità nascoste che non sono state espresse sino ad oggi e che potrebbero contribuire a rilanciare l’economia anche attraverso la tanto decantata destagionalizzazione, spesso considerata più a parole che con i fatti. Ecco che quindi nel corso del prossimo anno verranno investiti dal Parco circa 200mila euro in una serie di progetti volti non solo alla conservazione e alla tutela degli habitat, ma anche allo sviluppo del territorio. L’iter è stato curato dall’ufficio conservazione e biodiversità sotto il coordinamento del direttore del Parco Paolo Cassola e nei giorni scorsi l’atto è stato formalizzato con delibera del presidente Gaetano Benedetto. Tra i progetti di sviluppo figura ad esempio quello scientifico, svolto in collaborazione col dipartimento di Biologia dell’università di Tor Vergata, finalizzato a individuare eventuali modelli per lo sviluppo sostenibile delle produzioni ittiche nei laghi. Ma non solo questo. Le iniziative sono infatti numerose, molte delle quali – come accennato – finalizzate al monitoraggio e alla tutela del territorio. Si parla ad esempio della prosecuzione degli studi sull’impatto antropico che deriva all’area protetta dalla pressione turistica, con particolare attenzione alla fruizione delle dune e anche alla rete sentieristica del promontorio e della foresta. Discorso a sé, poi, per la fauna. Il Parco nazionale del Circeo è intenzionato a trovare una soluzione ai danni causati dall’eccessivo numero di cinghiali e al contempo per altre specie (come la lepre) si punta a iniziative di conservazione. Particolare rilevanza assume invece l’avifauna, dato che le zone umide sono frequentate da diversi uccelli per svernare o quale “tappa” durante le migrazioni. Anche su questo aspetto – e l’iniziativa coinvolgerà anche l’isola di Zannone – si concentreranno gli studi del Parco nazionale del Circeo, con tali attività che, messi a tavolino gli enti competenti, potrebbero rappresentare una fonte di guadagno per le economie locali, purtroppo spesso ancora lontane dall’idea di un business sostenibile.