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Venerdì 02 Dicembre 2016

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Professione pusher  Dosi a credito e minacce
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Professione pusher
Dosi a credito e minacce

Provincia

C’era chi di spaccio viveva e chi, pur giovane e senza troppa esperienza, provava a piazzarsi nel giro che conta, ritagliandosi un ruolo nel contesto criminale del sud pontino. È emerso dalle indagini e lo dimostra la frequenza con cui avvenivano gli scambi di sostanze stupefacenti ricostruiti dai carabinieri della Compagnia di Terracina nell’ambito dell’operazione “Melody”, sfociata in quindici arresti per spaccio di droga tra Terracina, Fondi, San Felice Circeo e Sperlonga. Blitz e perquisizioni, scattati all’alba di lunedì, si sono conclusi soltanto l’altra notte a quasi 24 ore di distanza dall’inizio delle attività che hanno visto impegnati 80 carabinieri, unità cinofili e un elicottero per il supporto aereo.

Concluse le operazioni l’altra notte col fermo
del 43enne di Fondi Rocco Coppolella
bloccato al casello autostradale di Frosinone.

L’ultimo indagato a essere raggiunto dai carabinieri è stato il 43enne Rocco Coppolella, di Fondi, rintracciato nei pressi dello svincolo di Frosinone, per dare esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata, anche per lui come per tutti gli altri indagati, dal giudice Laura Matilde Campoli. Per alcuni, si diceva, lo spaccio era diventata un’attività continua nel tempo. Una sorta di professione. Ma non sempre gli affari andavano bene. Dalle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte dai carabinieri della tenenza di Fondi sono venuti fuori particolari che hanno fatto emergere anche momenti di tensione tra chi spacciava e chi, dopo aver preso lo stupefacente, ritardava nei pagamenti.

Evidentemente ci si fidava dei clienti, un rapporto forse consolidato tra spacciatore e acquirente. Le indagini dell’Arma hanno puntato subito sul 42enne Alessandro Simonelli, almeno per il troncone fondano dell’inchiesta. Dagli accertamenti, andati avanti per oltre un anno dal maggio del 2014, è venuto fuori che lo spaccio si piegava con una certa agilità alle richieste dei clienti. Accadeva spesso che la droga venisse ceduta per essere ripagata “a rate”. Tant’è che in una intercettazione le dosi di sostanza ceduta vengono chiamate “tappe”. Ecco che «tre tappe» diventano altrettante dosi di cocaina. Che il cliente - questi sono gli accordi - pagherà in un secondo momento.

E se capita che pusher e assuntore possano scambiarsi giudizi sulla qualità dello stupefacente, a volte i rapporti tra chi vende e chi compra sono tutt’altro che idilliaci. È sempre sulla figura di Simonelli che puntano i riflettori gli investigatori. Per chi non riesce a fronteggiare gli impegni economici, i toni sono forti. «Quando lo prendo lo schiatto di calci, come lo prendo lo sfondo di calci» è uno degli sfoghi captati in cuffia dai militari. Minacce e insulti diventano a volte insistenti, anche perché l’interlocutore persiste nel prendere tempo. «Non incrociarti con me, non ti incrociare con me  adesso perché come ti prendo ti faccio veramente male». Minacce di aggressioni ma anche ultimatum: «Hai tre giorni da adesso, vieni, anche a portare una cosuccia ma vieni».

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