Concentrazioni di azoto dieci volte superiori ai valori massimi riscontrati negli anni. Forse la manifestazione di un «evento anomalo». Questo quanto emerge dai risultati delle analisi effettuate dall'Arpa sui campioni d'acqua prelevati l'otto maggio dopo la moria nel canale romano. La causa resta però ancora da chiarire e sono in corso degli accertamenti.
È domenica 7 maggio quando viene scoperto il disastro. Il canale romano è invaso da pesci e meduse morti o morenti. Una situazione drammatica. La proprietà Scalfati, il direttore del Parco Paolo Cassola e il commissario straordinario di Sabaudia Antonio Quarto si attivano immediatamente. Arrivano sul posto i carabinieri forestali e i tecnici dell'Arpa. Si campiona l'acqua e si cerca di capire quale possa essere la causa della moria. Intanto infiamma il dibattito politico. Interviene il ministro dell'Ambiente Galletti che chiede una relazione e l'onorevole Realacci deposita un'interrogazione sull'episodio. In Senato Vacciano esorta il Governo a rispondere agli interrogativi posti sulla tutela ambientale del Lago di Paola. Ma la moria del 7 maggio per ora resta un mistero. Si teme però qualche scarico irregolare: proseguono gli accertamenti.