Nel dibattito che si sta scatenando a Formia sulla opportunità o meno di installare i dissalatori presso il molo Vespucci - prospettata per ora come unica soluzione alla crisi idrica - si inserisce una nota di Paola Villa del Movimento Un'altra città. Un intervento non solo politico, ma anche tecnico. Dapprima una premessa sulla necessità di installare questi impianti. «I principali fruitori di acqua dissalata sono gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita e il Kuwait. Aree aride dove la domanda di acqua potabile è sempre stata superiore all'effettiva disponibilità e dove la progettazione e la messa in opera di dissalatori è una giustificata risposta ad un territorio in cui le risorse idriche o scarseggiano o sono assenti - spiega l'esponente di Un'altra città -. La desertificazione è però cosa ben diversa dal nostro territorio, il sud Pontino ed in particolare l'area tra il comune di Formia e i comuni di Spigno Saturnia, Minturno e Castelforte. Siamo ricchi di sorgenti sia ad alta che a bassa permeabilità, di portata variabile, ma nella maggior parte dei casi, a portata perenne, con una elevata qualità delle acque e distribuite su ampi bacini idrografici».