Una casa a due passi dalla costa, edificata proprio sulla duna del litorale nord di Sperlonga, ma senza i necessari titoli edilizi. E oggi, a distanza di oltre vent'anni dalla richiesta di condono, il Consiglio di Stato mette la parola fine: non è consentito. Legittimi dunque sia il diniego del commissario ad acta che la sentenza di primo grado che lo confermava.
Parliamo di un immobile di circa 94 metri quadrati e un volume di 260 metri cubi realizzato in un periodo da collocare – si legge nella sentenza – tra il marzo 1985 e il dicembre 1993. Quando, insomma, era vigente il vincolo di inedificabilità assoluta delle coste. A poco è servito sostenere in sede di giudizio che l'immobile fosse antecedente al 1967, visto che nell'istanza di condono – ricordano i giudici – era stato scritto tutt'altro. Non solo. L'esame del materiale aerofotogrammetrico risalente agli anni 1968 e 1979 fa escludere «la risalenza del manufatto ad epoca anteriore all'anno 1967». Con la precisazione, però, che un «manufatto abusivo di una certa consistenza appare sulla documentazione del 1979», seppure in forma non ancora coincidente con il manufatto oggetto della domanda di condono edilizio.
Quest'immobile realizzato «a una distanza di poche decine di metri dalla linea di battigia e direttamente sull'arenile» - è stato edificato un muro di recinzione in cemento quale opera di sostegno e riparo dal moto ondoso verso la duna, nda -, insomma, non può essere regolarizzato. Questo perché, appunto, all'epoca di realizzazione vigeva il vincolo di inedificabilità assoluta della legge regionale del 1974 poi abrogata nel 2011. E poco importa se l'area sia demaniale o meno: la conferma della motivazione del Tar nella sentenza di primo grado è sufficiente a far respingere l'appello.
Il diniego del commissario ad acta nominato dalla Regione per la repressione degli abusi edilizi in località Fiorelle è dunque legittimo e al ricorrente toccherà pagare ora le spese di giudizio in favore della Regione e delle altre amministrazioni statali.