«Sarà pure moderno ma mi sembra che siamo diventati dei burattini: oggi lavori e domani non servi più». Nel suo italiano complicato uno dei lavoratori licenziati dall'associazione di imprese che sta eseguendo i lavori di riqualificazione di Rio Martino spiega nel miglior modo che esista quanto conti un lavoratore anche in un'azienda che lavora per enti pubblici. E in poche parole riassume il concetto di liberalizzazione nel mondo del lavoro.
«Eravamo in sette e siamo stati assunti a novembre 2016 con un contratto a tempo che sarebbe scaduto a maggio. Invece il 13 aprile ci è arrivata una raccomandata con cui siamo stati licenziati per giusta causa in quanto erano finiti i soldi per il progetto, così come comunicato dal committente, ossia l'amministrazione provinciale di Latina. Ma a questa comunicazione non è seguito né il pagamento dell'ultimo stipendio né della liquidazione. Inoltre i fondi sono stati sbloccati e infatti i lavori sono ripresi ma l'azienda ha assunto altre persone e noi siamo qui, inermi ad aspettare. Sarà pure consentito dalla legge ma non è giusto». L'appalto di Rio Martino è stato tante volte al centro dell'attenzione per le sospensioni, i ritardi, i problemi di affidamento e in generale per i tempi che hanno finito per incidere sull'indotto economico. Ma l'altra faccia di questo grande cantiere, uno dei più importanti tra quelli aperti, non ha avuto quasi mai spazio ed è quella degli operai, a loro volta marginali in tutte le decisioni assunte finora. Gli operai licenziati e ancora in attesa delle retribuzioni hanno sollecitato i pagamenti ma la loro è una piccola storia e come tale non ha fatto rumore. Adesso le riflessioni di uno di loro incide non solo e non tanto sul giudizio verso un cantiere pubblico, nel quale ci si aspetterebbero più controlli anche da parte del committente, bensì sulle condizioni generali che toccano ai dipendenti con contratti anche a tempo, dunque non particolarmente garantiti. L'intervento complessivo di riqualificazione del canale vale 5,3 milioni di euro e prevede la stabilizzazione delle opere e un restyling totale delle aree poste a margine delle sponde e lo stesso progetto ha un «respiro occupazionale». Si legge infatti nel piano attuativo pubblicato dalla Provincia che è prevista «l'assunzione di una unità lavorativa full time per 3 anni addetta al dragaggio della foce e la manutenzione del verde e il decoro dell'intero Portocanale». Questa è la speranza. La realtà è un'altra.