Anche la Chiesa scende in campo contro la grave crisi idrica che sta colpendo il Golfo. Lo fa tramite una lettera aperta a firma dei sacerdoti di Formia, che in quanto «pastori delle Comunità parrocchiali di questa città», esprimono solidarietà verso quanti hanno protestato pacificamente. Cittadini - ricordiamo - la cui rabbia è esplosa con il blocco della Flacca e la viabilità interna, tanto da essere denunciati per interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata. «Vogliamo, altresì, esprimere piena solidarietà verso coloro che sono stati colpiti da un provvedimento di denuncia che noi riteniamo incomprensibile», si legge nella missiva dei sacerdoti, che ora chiedono ai sindaci di adoperarsi «per affrontare con ogni mezzo a disposizione il profondo disagio che l'interruzione della fornitura di acqua, bene pubblico e primario, ha determinato». Ed ancora le altre richieste sia di «verificare e perseguire le responsabilità di quanti, sospendendo la fornitura idrica, hanno determinato l'interruzione di un servizio che deve garantire l'uso di un bene pubblico e primario», e sia che «vengano messi in atto interventi necessari per affrontare e risolvere il male gravissimo della dispersione di un bene così prezioso com'è l'acqua».
Infine una presa di posizione sulla gestione del servizio: «Chiediamo, in linea con il disposto referendario, che i Sindaci si adoperino per una totale pubblicizzazione del servizio idrico, per scongiurare il pericolo segnalato da Papa Francesco al numero 30 dell'Enciclica Laudato Si': "Mentre la qualità dell'acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l'accesso all'acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l'esercizio degli altri diritti umani».