«Rischiamo di andare all'asta e perdere un patrimonio». Non usa mezzi termini il liquidatore della società Terme di Fogliano Salvatore D'Amico che ieri in commissione bilancio ha esposto per filo e per segno tutta la situazione legata ad un'area legata ad una potenzialità turistica enorme, tra il lago di Fogliano e la marina di Latina, culla del sogno ventennale delle terme naufragato e rimasto al palo tra debiti, pozzi non in sicurezza e concessioni minerarie da rinnovare. Settantaquattro ettari totali e un accordo con Condotte che viene dal passato per scavare pozzi e realizzare uno stabilimento termale. Il progetto non verrà mai realizzato e ne nascerà un debito ed un lungo contenzioso che attraversano la storia della città. Al momento la spa, partecipata all'85,5% dal Comune e al 14,5% dalla Provincia è in liquidazione ed è un grosso punto interrogativo: il Comune rischia di dover andare all'asta vedendo depauperare ad ogni incanto il valore delle quote e di tutta l'area su cui incidono circa 300 mila metri cubi (di cui 270mila della società). Di queste il 70% ha destinazione turistico ricettiva e il 30% destinazione residenziale, solo queste ultime con un valore stimato di circa 50 milioni di euro L'ultima valutazione dei beni materiali e immateriali - chiesta dal liquidatore - era stata fatta dal professor Bernardino Quattrociocchi e stimava un valore di circa 30 milioni di euro, di cui 17 milioni di euro solo di terreni.

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