La pista è rimasta quella della faida di camorra per lo spaccio di droga e il controllo del territorio a Scampia, tra clan rivali. Ora sono agli arresti esecutori e complici dell'omicidio di Gaetano Marino, personaggio di spicco nella camorra campana, detto "moncherino", freddato a colpi di pistola alle 17 del 23 agosto del 2012 sul lungomare di Terracina. Dopo una lunga e discreta attività di polizia, condotta dalla Questura di Latina ed alla Squadra investigativa e Anticrimine del commissariato di Terracina con il coordinamentio della Dda, sono stati arrestati con l'accusa di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso, Arcangelo Abbinante, oggi di 27 anni ma di soli 22 anni il giorno del delitto, considerato l'esecutore materiale. E ancora Giuseppe Montanera, 41 anni, componente del commando, Carmine Rovai, 50 anni e Salvatore Ciotola, 55 anni, entrambi hanno dato supporto logistico.

Il delitto, come già appurato in fase investigativa, è maturato all'interno del di Secondigliano tra gli "scissionisti", che vedeva il gruppo degli ABBINANTE-NOTTURNO-APREA-ABETE opposto alle famiglie MAGNETTI-PETRICCIONE, legate al clan VANELLA - GRASSI. Proprio un Abbinante ha eseguito, seppur giovanissimo, l'omicidio.

Le indagini del commissariato di Terracina erano partite subito, quello stesso pomeriggio di terrore in pieno agosto, sul lungomare Circe. La dinamica è stata ricostruita grazie alle autovetture presenti al momento dell'omicidio. Un'autovettura Fiat Grande Punto in doppia fila con a bordo due uomini e poco più avanti una Fiat Punto parcheggiata di traverso in viale Circe in modo tale da non consentire il passaggio. Dalla Fiat Grande Punto scendeval'esecutore che esplodeva i molteplici colpi all'indirizzo del MARINO, per poi fuggire con l'autovettura. La Fiat Punto invece, all'esito dell'uccisione, dopo avere posto in essere una repentina manovra a retromarcia, che danneggiava diversi ciclomotori ivi parcheggiati, è ripartiva in direzione Roma .Ed è proprio la Punto ritrovata a Terracina, il giorno seguente nei pressi dell'abitazione di ROVAI Carmine, il quale, pur avendo nella disponibilità il mezzo, lo aveva prestato al suo amico CIOTOLA Salvatore, che ha fatto arrivare a coloro che hanno dato appoggio logistico. «Alla luce del fatto che il ROVAI, il CIOTOLA e il proprietario della Fiat Punto, erano soggetti legati ai clan di Secondigliano veniva intrapresa la pista investigativa secondo cui il movente era da inquadrare nella cd. faida di Secondigliano tra gli "scissionisti", che vedeva il gruppo degli ABBINANTE-NOTTURNO-APREA-ABETE opposto alle famiglie MAGNETTI-PETRICCIONE, legate al clan VANELLA - GRASSI», scrive la Questura. « I riscontri investigativi, concretizzatasi nella successiva attività tecnica di captazione delle conversazioni, ambientali e telefoniche, consentivano di far emergere evidenti incongruenze con quanto riferito in sede di verbalizzazione e che non lasciavano dubbi circa l'utilizzo della vettura da parte del CIOTOLA, facendo trasparire, altresì, la consapevolezza che il predetto fosse presente sul luogo dell'omicidio». Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, poi, confermavano e rafforzavano le risultanze investigative, fornendo all'Autorità Giudiziaria un grave quadro indiziario a carico degli odierni arresti.

In particolare, l'analisi incrociata degli elementi probatori raccolti consentiva di sostenere che gli occupanti della Fiat Punto, parcheggiata di traverso in Viale Circe al momento del delitto, fossero proprio ROVAI Carmine e CIOTOLA Salvatore, e di individuare, altresì, in MONTANERA Giuseppe (referente della famiglia ABETE-NOTTURNO) eABBINANTE Arcangelo (referente della famiglia ABBINANTE) coloro che erano a bordo dell'altra autovettura, dalla quale scendeva l'esecutore materiale (ABBINANTE Giuseppe) che esplodeva molteplici colpi all'indirizzo del MARINO, per poi fuggire unitamente al complice (MONTANERA Giuseppe).

Sono proprio ABBINANTE eMONTANERA a decidere la strategia da attuare, scegliendo quale vittima predestinata MARINO Gaetano e utilizzando ROVAI Carmine, detto o'cinese, e CIOTOLA Salvatore – entrambi collegati al clan ABBINANTE – quali soggetti che potevano fornire supporto logistico.

Le indagini svolte per addivenire all'identificazione degli autori dell'omicidio, inoltre, hanno consentito di avvalorare l'iniziale tesi investigativa secondo la quale l'efferato delitto doveva essere inquadrato nell'ambito della faida criminale, in atto all'epoca dei fatti, che vedeva la contrapposizione armata, condotta senza esclusione di colpi, dei VANELLA-GRASSI agli ABETE-NOTTURNO-ABBINANTE, per il controllo della piazza di spaccio del rione Case Celesti, feudo dei MARINO.

Evidente, quindi, e pienamente condivisa dall'Autorità Giudiziaria la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 7 L. 203/91 nelle due forme del metodo mafioso e della finalità agevolatrice, emergendo in capo agli indagati la precisa rappresentazione che la loro condotta era diretta ad agevolare l'intera organizzazione, la cui operatività si è espressa proprio anche attraverso l'omicidio del MARINO, elemento di spicco di una nota famiglia camorrista, attiva nella lotta per il dominio territoriale e criminale di Scampia.