La procedura seguita dal Comune di Ardea nell'annullamento della gara d'appalto europea relativa al servizio scuolabus per gli alunni delle scuole dell'Infanzia, Primarie e Secondarie di primo grado e nella mancata aggiudicazione della stessa, è stata corretta. È questo, in estrema sintesi, il contenuto di una recente sentenza del Tar del Lazio - sede di Roma -, che ha rigettato il ricorso di una ditta che aveva partecipato alla gara e riteneva illegittimo il comportamento dell'ente, arrivando a chiedere anche l'annullamento della delibera con cui il commissario straordinario ha approvato il bilancio di previsione per l'anno in corso.
Nel respingere al mittente il ricorso, i giudici del Tar del Lazio hanno ritenuto infondato il ricorso: in particolare, l'annullamento della gara d'appalto è apparso "doveroso" in quanto, in difetto di risorse economiche, «è del tutto evidente che la stipula del contratto è oggettivamente impossibile e ciò basta a giustificare il provvedimento di revoca dell'intera procedura di gara».
Infatti, vale la pena ricordare che è stato proprio il commissario prefettizio Antonio Tedeschi a eliminare dal bilancio qualsiasi risorsa per il servizio scuolabus, portando così alla revoca della gara che non era stata ancora affidata in via definitiva, visto che la migliore offerta in graduatoria era risultata anomala e non era ancora pervenuto il parere di congruità sui chiarimenti presentati dalla ditta su richiesta dell'ente.
Anche l'irragionevolezza della revoca della gara contestata dalla ricorrente - che evidenziava la violazione dell'articolo 38 della Costituzione Italiana - è stata ritenuta infondata: il Tar, infatti, ha spiegato che, per la sola parte riguardante il trasporto scolastico dei diversamente abili, il Comune ha bandito un'altra gara, per "soli" 49.444 euro (per un anno di servizio, ndr), cifra molto inferiore agli originari 3.490.911 euro dell'appalto complessivo.
Infine, nel motivare la sentenza, i giudici del Tar hanno ricordato che il commissario, approvando il bilancio pluriennale, ha di fatto "corretto" un precedente conto che appariva squilibrato per oltre quattro milioni di euro all'anno. Una situazione, questa, che se portata avanti avrebbe posto in essere una situazione contraria ai principi di contabilità degli enti locali.