Si muovono su più fronti le indagini dei carabinieri sul clamoroso colpo alla gioielleria Caratelli di corso della Repubblica. Mentre da un lato continua la caccia ai ladri che hanno consumato materialmente il furto e al basista che potrebbe averli informati sulle abitudini del gioielliere indirizzando la loro azione, dall'altro gli investigatori cercano di intercettare il viaggio che sta compiendo il ricco bottino (rasenta i 300mila euro). Perché riuscendo a rintracciare i gioielli trafugati nel mercato nero, i detective potrebbero risalire a ritroso la filiera della ricettazione.
Intanto l'analisi del modus operandi sembra confermare una volta per tutte che ad agire siano stati veri e propri specialisti dello scasso. Non lo suggerisce solo la freddezza con cui hanno agito in pieno giorno, di sabato, nel centro città, ma anche gli arnesi che hanno utilizzato. O meglio l'arnese, una grossa mazzetta da carpentiere che avevano appositamente preparato: avevano saldato su un lato della testa del martello nove bulloni, di quelli che tengono le ruote fissate ai mozzi delle vetture. Insomma, gli scassinatori sapevano bene che, per avere migliore efficacia nello sfondamento, avevano bisogno di un arnese non convenzionale.
Anche e soprattutto perché diminuendo il numero dei colpi inferti contro le porte blindate, sapevano di attirare meno l'attenzione di residenti e passanti. In realtà i cristalli sono rimasti interi, ma colpendoli e mandandoli in frantumi i ladri sono riusciti a farli flettere e uscire dalle guide. Quanto bastava per intrufolarsi e mettere a segno il furto. Quindi sono entrati in azione con le idee chiare e non si sono fatti troppi problemi a lasciare l'arnese da scasso nel negozio.