Nessuna usura con il pesce a Terracina, almeno per quel che riguarda la posizione di Antonio Fiorillo. Il 47enne di Terracina, condannato in primo grado a due anni di reclusione, è stato assolto ieri dalla Corte d'Appello di Roma. A difenderlo, gli avvocati Giulio Mastrobattista e Massimiliano Fornari.
I fatti risalgono a sette anni fa, quando Antonio Fiorillo e il padre Bruno - per lui è in corso il processo con rito ordinario, udienza la prossima settimana - sono finiti sotto la lente della Procura di Latina dopo la denuncia di quelle poi indicate come parti offese nel procedimento penale. Secondo la tesi accusatoria, i due, titolare e socio della "Tony Pesca srl", avrebbero effettuato dei prestiti a tassi usurari, costringendo chi era incapace a far fronte ai debiti pregressi ad acquistare forniture di prodotti ittici a prezzi superiori rispetto a quelli di mercato.
Contestualmente, sempre nel 2010, nei confronti dei Fiorillo è stato emesso un provvedimento di sequestro ingente, che tra beni mobili e immobili era stato all'epoca quantificato in circa sedici milioni di euro. Da un punto di vista processuale, come si diceva, per padre e figlio le strade si sono separate. Per i due, a vario titolo, le accuse mosse dalla Procura erano di usura (aggravata, in alcuni casi, dall'essere in danno di persona esercitante attività imprenditoriale) ed estorsione. Secondo la Procura ci sarebbero stati episodi di minacce, telefonate con toni intimidatori e pressioni varie.
Antonio Fiorillo in primo grado ha deciso di essere giudicato con il rito abbreviato, che prevede in caso di condanna la riduzione di un terzo della pena. La condanna di primo grado è arrivata per un solo capo di imputazione, relativo a un episodio di presunta usura. Sentenziata invece l'assoluzione per gli altri cinque capi d'accusa, con le formule "perché il fatto non sussiste" o per "non aver commesso il fatto". La pena comminata era di due anni e seimila euro di multa. Prevista anche la condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile - si era costituita anche l'associazione "Wanda Vecchi onlus" - da liquidarsi in separata sede. Disposta anche la confisca dei beni.
Gli avvocati Giulio Mastrobattista e Massimiliano Fornari hanno impugnato la pronuncia di primo grado davanti alla Corte d'Appello di Roma e ieri è arrivata la sentenza che ha scagionato Antonio Fiorillo, ribaltando così la sentenza del giudice di Latina: nessuna usura con il pesce. I beni sequestrati verranno restituiti. Ora, entro 90 giorni, il deposito delle motivazioni.