È passato un anno esatto dalla morte improvvisa di Simone Di Trapano, 69enne ex titolare di una concessionaria e molto conosciuto in città, deceduto il 27 dicembre 2016 al Santa Maria Goretti di Latina, a causa di complicazioni dovute ad un intervento subito nella stessa struttura 11 giorni prima.
A distanza di un anno e dopo una lunga battaglia condotta dalla famiglia, dalla moglie Vittoria e dalla figlie Marilena e Luisa, l'Azienda Sanitaria Locale ha ammesso qualche errore nella vicenda, liquidando alla famiglia, senza passare per le aule di un tribunale, una somma piuttosto importante (che la famiglia ha preferito non rendere nota), che non lenisce assolutamente il dolore per la perdita del congiunto, ma che almeno fa giustizia su una vicenda che non aveva convinto già dal ricovero.
Nonostante l'uomo soffrisse di problemi cardiaci, infatti, ai parenti la situazione era apparsa strana e il repentino peggioramento dall'intervento al momento della morte, aveva lasciato interdetti i parenti, che avevano richiesto immediatamente la cartella clinica del paziente, dalla quale emergevano indiscutibili responsabilità sia durante l'intervento che nella degenza post operatoria. Durante l'operazione, eseguita il 16 dicembre e che era durata 4 ore invece delle classiche 2 previste per una prostatectomia, per errore era stato gravemente danneggiato il condotto che collega la parte finale dell'intestino con il retto, costringendo i sanitari a ricorrere ad una stomia.
Ma la situazione, stando al racconto delle figlie e della moglie, continuava a peggiorare e il decorso post operatorio sembrava complicato. Qui, stando sempre ad un'analisi approfondita della cartella clinica dell'uomo, un'altra serie di errori, soprattutto nella gestione del decorso post operatorio, con il paziente che non dava alcun segno di miglioramento. Una situazione che con il passar delle ore si è aggravata, portandolo al decesso.
Una morte assurda e figlia di errori, come testimoniato dalla decisione della Asl pontina di riconoscere la somma alla famiglia, che con insistenza e dignità ha combattuto affinché un diritto venisse riconosciuto: «I soldi - spiegano le figlie e la moglie di Simone Di Trapano - non ce lo restituiranno, ma ci sembrava una battaglia da dover affrontare e per la quale ringraziamo il nostro avvocato Vincenzo Del Duca, l'equipe medico legale di supporto, specialisti in questa materia, e tutti quelli che hanno lavorato affinché la verità venisse alla luce».