Il giorno prima di volare in cielo, seppure da un letto di ospedale, aveva inviato il suo classico pacchetto di articoli. Da Sermoneta a Prossedi, fino a Priverno e Sonnino, ma anche passando attraverso Roccagorga, Roccasecca dei Volsci e Maenza: in quella mail c'era di tutto. Mina era così, infaticabile e ligia al dovere fino al suo ultimo giorno di vita. 

E così, il giorno di San Valentino di tre anni fa, uscirono come sempre i suoi articoli firmati, proprio mentre la prof giornalista ci lasciava davvero troppo prematuramente. Un vuoto incolmabile, in tutti noi che l'abbiamo conosciuta, ma anche in chi l'ha sempre apprezzata nel suo essere una vera e propria "penna infaticabile" dei monti Lepini.

«Era vulcanica, sapeva raccontare il mondo lepino con uno stile tutto suo - evidenzia Alessandro Panigutti, direttore di Latina Oggi -. La ricordiamo con affetto e non temiamo smentita nel dire che portava in alto il nome del giornale per cui lavorava, restando sempre orgogliosa del suo essere parte del nostro progetto».

D'altronde, Mina, con le sue tre lauree e le sue semplicità e sincerità d'altri tempi, aveva quello che in questo ambiente chiamiamo il "sesto senso", ossia quello della notizia: se accadeva un fatto di qualsiasi genere, in un territorio vasto come è quello dei Lepini e degli Ausoni, lei si precipitava, raccoglieva informazioni e poi scriveva. Non tralasciava alcun dettaglio, ricostruendo i fatti in modo minuzioso e trovando spunti anche nell'episodio che, magari, sembrava essere trascurabile.

Insomma, il vuoto che ha lasciato in noi - così come nei suoi familiari e nell'infinito numero di studenti ai quali ha insegnato - è grande, anche perché, in 27 anni di giornalismo (a "Il Tempo" prima e a "Latina Oggi" poi), ha davvero raccontato tante, tante storie. 

Ciao Mina: chissà se dove sei ora, ti diverti ancora a raccontare un po' del tuo mondo. A noi piace pensarti così!