L'obiettivo era condizionare. Come è venuto alla luce quando all'inizio delle indagini sia su Vartolo che Cardenia, Andrea Nicastro dell'Agenzia delle Entrate, è stato incaricato di condizionare gli accertamenti attivati. Lo sostiene il gip. Dice Cardenia in una intercettazione: «Questi di Aprilia, con l'Agenzia delle entrate stanno così ... stanno così» Nell'inchiesta è finito anche il professionista di Aprilia Giacomo Carosi che si è rivolto a Nicastro. «Affinché quest'ultimo, dietro compenso di denaro, interferisse in procedimenti tributari a carico di suoi clienti - ha osservato il magistrato - anche in questo caso a fare da tramite è stato Martano. E inoltre lo stesso Nicastro - secondo le indagini della Guardia di Finanza - si era incaricato di parlare con il funzionario incaricato della pratica che gli era stata segnalata. E' un particolare che emerge da una conversazione del 21 marzo del 2016 quando Nicastro aveva comunicato a Carosi che aveva parlato con una terza persona. «Gli ho parlato. Ci vediamo dopo», è il testo di un sms.
E' Nicastro che usa anche una metafora ricordando a Carosi la remunerazione per quello che ha fatto. «Ricordati gli avanzi di ieri sera» e sollecita in più occasioni la consegna di 150 euro. «Fammi sapere quando sei pronto».
Sul profilo invece di Corrado Stoppa e poi Andrea e Alessandro Aquilini, il gip ha sottolineato la capacità «Sia nella gestione commerciale che operativa di numerose società cooperative. Sia nel dare disposizioni per prelevare denaro da consegnare ai pubblici ufficiali corrotti e nell'eseguire dei bonifici su conti correnti esteri per salvaguardare i profitti illeciti, approfittando di situazioni contingenti e mantenendo costanti contatti con questi ambienti, con i quali hanno dimostrato di mantenere una continuità nei rapporti. Anche sul lato organizzativo e gestionale dell'associazione - ha puntualizzato il gip - gli stessi si sono posti in una situazione di supremazia, divenendo punto di riferimento per la risoluzione di problematiche che esulavano pure da quelle strettamenti riguardanti l'attività illecita realizzata, oltre che sostanzialmente dei veri e propri "direttori d'orchestra" nel momento finale della realizzazione del profitto della complessiva attività criminosa così costruita.

Una strategia in caso di controlli
Sono i contatti telefonici quelli che hanno particolarmente monitorato gli investigatori. Ad un certo punto dell'inchiesta, alcuni indagati hanno avuto sentore di qualche accertamento e che la situazione si era fatta difficile e hanno cercato di prendere tutte le cautele del caso. L'attività ispettiva e le diverse convocazioni degli amministratori nella caserma ad Aprilia, oltre al ritrovamento di alcune periferiche di intercettazioni ambientali, hanno suggerito agli indagati di muoversi in una direzione e decidere una strategia su come indirizzare una linea comune. «Durante le conversazioni si confrontano sulle decisioni da adottare, per impartire e ricevere le direttive, fissare incontri e appuntamenti». E' questa l'annotazione degli inquirenti. Da un lato ci sono i frequenti viaggi dalla provincia di Pavia fino ad Aprilia e Cisterna di Fiorillo per incontrare alcuni indagati in due strutture ricettive. E in un altro ci sono delle raccomandazioni per garantire la massima riservatezza. «Non ti sente nessuno in quella stanza, neanche il palazzo», è il senso di una conversazione che è finita agli atti. «Agiscono usufruendo della costante collaborazione di alcuni professionisti apriliani che sono (estranei all' associazione) tra cui il ragioniere Salvatore Martano e il commercialista Marco Corrente oltre al funzionario dell'Agenzia delle Entrate Andrea Nicastro». Il ruolo dei prestanome anche non è trascurabile: non hanno alcun potere decisionale, non hanno rapporti con i dipendenti e i committenti e su di loro ricadono le responsabilità amministrative e penali in caso di controlli come in una circostanza: quella di un anziano con gravi problemi economici che, pur essendo stato amministratore di tre delle società cooperative finite sotto inchiesta, la Job Up, la Iwork Italia e la Star Job, non ha mai esercitato alcun potere gestionale e amministrativo.

Fiorillo: «Il capo sono io»
E' su Enrico Fiorillo, originario della provincia di Pavia, ma spesso in provincia di Latina che si è concentrata l'attenzione degli investigatori. L'uomo che spesso parte in auto dalla Lombardia è considerato il leader del sodalizio. «Insieme a Fabio Cardenia - ha sottolineato il magistrato nel provvedimento restrittivo - oltre ad avere numerosi incontri sia in territorio pontino che nel milanese e innumerevoli contatti telefonici assume le decisioni più importanti relative all'organizzazione e impartisce le direttive. E' proprio Fiorillo che valuta e decide poi gli importi per le attività corruttive, «impartendo disposizioni in merito ai soldi da prendere». Il ruolo di primo piano è lo stesso indagato ad attribuirselo in occasione di una telefonata che viene intercettata nel giugno del 2015 quando dice. «Il capo sono io, non è lui, ho deciso così prima penso a me adesso d'ora in poi anche in circostanze difficili come queste il nostro capitale deve aumentare almeno duemila o quindici mila, venti mila euro al mese». E' proprio Fiorillo che è considerato dagli inquirenti il responsabile dell'aspetto commerciale ma anche operativo a figurare anche come socio fondatore di alcune cooperative: Top Leader, New Sinergy, Star Job, Queen Coop, Limpiax; Socio presente all'atto del trasferimento all'estero della Top Labor. E inoltre «la centralità della figura del Fiorillo - ha aggiunto il gip - risulta da un fatto: proprio a lui fanno riferimento tutti i soggetti che si occupano della gestione commerciale e operativa delle cooperative ed è lui che interviene in tutte le decisioni nevralgiche per l'andamento delle società, occupandosi della linea difensiva da seguire nel corso delle verifiche condotte dalla Guardia di Finanza, mantenendo i rapporti con alcuni: dei soggetti "prestanome" dando ordini in merito alla predisposizione dei documenti contabili strumentali alla consumazione della frode fiscale.