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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Una vita a inseguire gli squali, la storia di Jennifer Pecchia
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Una vita a inseguire gli squali, la storia di Jennifer Pecchia

La giovane ricercatrice in viaggio per il mondo per studiare le "impronte digitali" degli esemplari più rari

Curiosità, fascino e passione per un animale "romantico"

Perché avere paura degli squali? Sono animali romantici. Ne è convinta, li ama e li studia, sono il suo principale impegno professionale. Lei non è un lupo di mare, ma una giovane ricercatrice fondana che da qualche anno si dedica a osservare e studiare gli squali. Sì, proprio gli squali. E non facciamoci ingannare da luoghi comuni o scene di film: gli squali non fanno paura. Jennifer Pecchia è rientrata da poco dal Sud Africa, fa parte del team del Centro Studi Squali di Massa Marittima, in provincia di Grosseto. La sua è una passione coltivata fin da quando era bambina. «Macché Pinocchio nella pancia della balena, preferivo i documentari di Jacques Cousteau» sorride la 30enne. E così c’è chi sogna di fare il medico, chi l’avvocato, chi l’attore. Per lei il sogno è sempre stato quello di solcare i mari all’inseguimento degli squali. Un misto di istinto, passione e ambizione hanno portato Jennifer Pecchia a diventare una ricercatrice apprezzata ed esperta, nonostante la giovane età. L’ultima esperienza in Sud Africa le ha permesso di esaudire un sogno personale e professionale, quello di ritrovarsi a tu per tu con gli esemplari di squalo bianco oggi a rischio estinzione, ricca fonte d’ispirazione per film e narrativa.
Jennifer è un’operatrice, si occupa di filmare e fotografare da vicino gli squali. In Sud Africa, insieme a Zaira Da Ros e Chiara Romano, si è occupata di rilevare le “impronte digitali” degli esemplari. Il lavoro del suo team è infatti consistito nell’individuare la sagoma delle pinne dorsali. «Di certo - scherza la ricercatrice fondana - non è facile immortalare uno squalo. Mica si mettono in posa! Si lavora in controluce, con i riflessi del sole sull’acqua». E qui si vede la bravura dell’operatore che riesce ad entrare in simbiosi con l’animale e immortalarlo. Tutto il materiale viene poi catalogato e studiato per conoscere abitudini e caratteristiche degli esemplari.
Nella sua brillante carriera Jennifer Pecchia è riuscita anche a vivere l’esperienza, unica nel suo genere, dello “shark breaching”. Si tratta di un salto fuori dall’acqua, un fatto raro di per sé, ancora più difficile da filmare. La tattica è questa: si lega una finta sagoma a forma di otaria come esca a una cima e la si traina con la barca a bassa velocità. Quando lo squalo ne è attratto, può saltare fuori dall’acqua per afferrarla. Ma non succede sempre. Perché - spiega la ricercatrice - lo squalo si concede a romanticismi. Si fa vedere fuori dall’acqua soltanto all’alba e al tramonto. E pensare che c’è chi pensa che lo squalo sia soltanto un animale crudele e assetato di sangue.

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