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Sabato 10 Dicembre 2016

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Un tratto della strada provinciale Itri-Sperlonga che attraversa i rilievi collinari dei Monti Aurunci
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Disco rosso
per le frane

Fondi - Sperlonga

I Comuni non hanno soldi, e al massimo possono emettere un’ordinanza. Interi tratti di spiaggia interdetti, strade perimetrate, transennate, ferrovie bloccate o deviate, addirittura a rischio chiusura, così come vengono delocalizzati locali commerciali. C’è il disco rosso sul pericolo frane tra Terracina, Itri e Sperlonga. Non è una novità. La novità è che a quasi un anno dai crolli che causarono addirittura la chiusura della Flacca, a parte la riapertura della Flacca stessa, si è fatto poco o nulla.

Ancora fresco
il ricordo dei crolli
del dicembre
scorso per
le forti piogge.

Le amministrazioni comunali, a ridosso della stagione delle piogge, appaiono come sempre: impotenti. Con i bilanci esangui e la politica che in molti casi fa fatica a recepire il problema. Eppure, il Pai, piano regionale di assetto idrogeologico, parla chiaro: l’area è ad alto rischio. Si ricordano le ordinanze dell’allora sindaco di Itri per Punta Cetarola e Sant’Agostino; e l’ordinanza di chiusura del Sombrero del Comune di Sperlonga, o quella del Comune di Gaeta. Tutti provvedimenti arrivati a crolli avvenuti. È vero che la messa in sicurezza della Flacca arrivò in tempi record, ma la domanda è: può bastare? Per ora il macigno resta in capo ai Comuni.

A Terracina i massi hanno addirittura sfondato il tetto di una condotta idrica questa estate, oltre ad aver chiuso la ferrovia da ormai tre anni. Per fortuna, a Sperlonga la camicia gelata la sentono tutta, specie con il ritorno delle piogge, e si è deciso di affidare incarico a quattro professionisti esterni per chiedere i fondi alla Regione. E di farlo «con la massima sollecitudine», perché c’è in ballo l’incolumità pubblica. Il progetto prevede la messa in sicurezza dell’area che corre lungo la provinciale Itri-Sperlonga e la regionale Flacca, un’area classificata a «rischio frana molto elevato».

I quattro professionisti (il geometra Fabio Stamegna, il geologo David Simoncelli, l’architetto Antonio Stamegna e l’ingegner Maurizio Pompei) hanno già fatto uno studio e lavoreranno al progetto col Comune accettando di essere pagati solo quando arriverà il finanziamento. Un costo di 644 euro totali. Che servirà, però, a drenare risorse per mettere in sicurezza un territorio che sta cadendo a pezzi.

Si spera che la burocrazia non se la prenda troppo comoda. Altrimenti si dovrà andare avanti così, a vista. Sulla carta, la Regione ha stanziato 200 milioni per la mitigazione del rischio idrogeologico, ma si è partiti con 16 interventi intorno all’area di Roma Capitale per 70 milioni di euro. Almeno questo è quello che si apprende dagli atti. Decisamente troppo poco, sotto una potenziale pioggia. Di sassi

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