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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Da due anni senza contratto, la protesta dei lavoratori Panorama

Una delle manifestazioni dei lavoratori Panorama in provincia di Latina

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Da due anni senza contratto, la protesta dei lavoratori Panorama

Formia

Sono giunti da tutta la provincia di Latina per protestare davanti all'ingresso del centro commerciale Itaca di Formia, aderendo alla manifestazione nazionale promossa per «contrastare l'attacco di Federdistribuzione alla dignità ed ai diritti dei lavoratori». I dipendenti del gruppo Panorama di Formia, sostenuti dai colleghi della provincia e dalle sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - presenti i segretari provinciali, rispettivamente Giovanni Gioia, Claudia Baroncini e Gianfranco Cartisano - sono stati tutta la mattinata di ieri fuori dal centro commerciale, cercando di far sentire la loro voce e sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema del mancato rinnovo del contratto della categoria, scaduto ormai da due anni e mezzo. «Dopo due anni e mezzo di trattative - ha spiegato Gioia - si sono presentati con una proposta indecente: 15 euro di aumento. Un'offesa alla dignità dei lavoratori e per questo non possiamo firmare questo contratto». Da qui la decisione di protestare. E dopo precedenti manifestazioni in altre parti di Italia, ieri nella città del Golfo. «L'iniziativa di oggi a Formia - ha aggiunto Baroncini - vuole rimarcare la necessità di rappresentare un territorio, quale è appunto il sud pontino, che esprime un malessere rispetto alle crisi occupazionali. Hanno proposto un contratto che non è migliorativo, ma che segna un passo indietro rispetto ai diritti dei lavoratori: una contrattazione al ribasso». Dello stesso avviso Cartisano: «Avevamo denunciato, qualche settimana fa, come non vi fossero più margini per trattare con chi si presentava al tavolo con diktat e veti, arroganza e chiusura. Da lì la decisione di far cessare le trattative contrattuali. Il passare dei giorni non ha portato consiglio, però, ai vertici dell’associazione datoriale. E, dunque, non è rimasta altra via che quella dello sciopero generale. Ma anche questa è solo una tappa. Ci faremo sentire in tutte le sedi, da quelle politiche a quelle giudiziarie. Non è neppure più una questione meramente sindacale o contrattuale: sono in gioco valori che attengono alla democrazia delle relazioni industriali in questo Paese»

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