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Martedì 06 Dicembre 2016

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L’aggressore è  il capo ultras
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L’aggressore è
il capo ultras

Formia

E’ stato il capo degli ultras del Formia calcio ad aggredire martedì pomeriggio l’allenatore Alessandro Rosolino nel corso della seduta di allenamento presso il campo di Maranola. Ha 29 anni V.M. e fino allo scorso anno non poteva avvicinarsi allo stadio né per le partite, né per gli allenamenti in quanto sottoposto a Daspo per tre anni. Ieri gli agenti del commissariato di Formia hanno ascoltato a lungo il Presidente della società, Alberto Rossini, il capitano Stefano Volpe insieme ad altri giocatori, mentre nel pomeriggio di martedì era stata già sentita la vittima dell’aggressione, ossia l’allenatore Rosolino che ha depositato una querela per lesioni.

Per il ragazzo proposto
il Daspo per almeno 5 anni
L’identità ricostruita
grazie alle dichiarazioni
di giocatori e dirigenti.

Ed è appunto di lesioni, danneggiamento ed esplosione in pubblico di un fumogeno che risponde adesso V.M. , verso cui è stato inoltre proposto al questore il provvedimento di Daspo per otto anni, comunque per un periodo non inferiore a cinque anni. Dunque effetti durissimi per quanto avvenuto al campo sportivo di Maranola, una sequenza da più parti definita incredibile e svoltasi nel giro di circa venti minuti. V.M. si è presentato all’ingresso dell’impianto insieme ad una trentina di giovani, tutti tifosi del Formia calcio, che hanno cercato di forzare il cancello e alla fine lo hanno sfondato a calci; una volta sul campo sono partiti gli insulti verso un giocatore in particolare, il senegalese Momo Accrachi, già oggetto di attacchi domenica scorsa durante la partita contro l’Aurora Sabaudia.

I tifosi al seguito della squadra avevano appellato pesantemente Momo con frasi razziste: «Negro di m....». Questi per tutta risposta aveva rivolto loro un gestaccio. La società per questa storia è stata multata. Ma il fatto è che i rancori non sono stati accantonati, anzi la rabbia e la violenza sono cresciute fino all’esplosione di martedì. Quando si sono sentiti di nuovo gli insulti alla squadra e al giocatore senegalese e l’allenatore, intervenuto per placare gli animi, è stato preso a schiaffi direttamente dal capo ultras.

In queste ore sono in corso le verifiche per risalire alla identità anche degli altri giovani che hanno partecipato alla «spedizione punitiva», dopo di che anche nei loro confronti saranno presi provvedimenti di allontanamento dagli eventi calcistici. La ricostruzione dell’episodio di Maranola è stata possibile grazie alle descrizioni fornite dai giocatori e alle informazioni della dirigenza che già nell’immediatezza dei fatti avevano definito l’invasione un «gesto vile». E pure premeditato, poiché il gruppo di tifosi aveva portato in campo un candelotto che poi ha acceso e questo avrebbe potuto avere ulteriori e più gravi conseguenze.

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