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Domenica 04 Dicembre 2016

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Condannato  per l’accoltellamento
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Condannato
per l’accoltellamento

Gaeta

E’ stato condannato a quattro anni di reclusione il giovane ragazzo che nel marzo scorso, a seguito di una rissa all’esterno di un locale di Gaeta, ha accoltellato un buttafuori, procurandogli gravi ferite al torace. Pierfrancesco Troiani residente a Formia, studente incensurato, era stato arrestato per “tentato omicidio, rissa e porto di armi od oggetti atti ad offendere”. Alcuni giorni fa, assistito dal suo avvocato Pasquale Cardillo Cupo, è comparso davanti al Giudice Perna, ed ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.

La violenza scatenata
dopo un litigio
tra ragazzi
all’esterno di un locale.

Il PM, Siravo, aveva chiesto per lui una condanna a cinque anni e dieci mesi, ma alla fine è stata ridotta a quattro anni e gli sono state concesse le attenuanti generiche. Ricordiamo che l’episodio ha suscitato molto clamore nel Golfo. Durante il primo fine settimana di marzo, infatti, il diciottenne si era recato a Gaeta per trascorrere una serata in compagnia di amici a divertirsi. Ad un certo punto è scoppiato un litigio molto acceso tra i ragazzi: una parola tira l’altra e si è scatenato un putiferio. A sedare gli animi ed a dividere i giovani era intervenuto uno degli addetti alla sicurezza di un locale, situato nei dintorni. 

Era trascorso un pò di tempo dal litigio, quando il 18enne è ritornato sul posto della lite e si è scagliato violentemente contro l’addetto alla sicurezza, tirando fuori un coltello a serramanico che aveva con sè e colpendolo al torace. Il buttafuori, M. D.N. di 33 anni, è stato così accompagnato d’ urgenza presso il pronto soccorso dell’ospedale Dono Svizzero di Formia, dove è stato trasferito nel reparto di chirurgia per un intervento di sutura della ferita da taglio proprio al petto. Per il 18enne invece sono scattati gli arresti e gli sono stati concessi i domiciliari, che gli hanno permesso di andare a scuola. Alcuni giorni fa il processo e la condanna. L’avvocato fa sapere che comunque ricorrerà in Appello «perchè pur essendo una condanna mite, non c’è fattispecie di tentato omicidio ma lesione aggravata».

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