Quando si parla di cuore nerazzurro non si può che pensare a quel giocatore che, anche per il regolamento, è a tutti gli effetti diventato una delle bandiere di questo Latina. Matteo Bruscagin ha infatti trovato la sua maturazione calcistica all’ombra del Francioni e nelle sue quattro stagioni e mezza a difesa dei colori nerazzurri ha attraversato diversi alti e bassi e oggi è arrivato il rinnovo del contratto che lo legherà in nerazzurro fino al 2018.

Profetica l'intervista rilasciata sul nostro giornale in cui Bruscagin racconta la stagione nerazzurra, partendo proprio da quei momenti di pura follia sportiva vissuti allo stadio Adriatico. Più precisamente dall’intervallo, quando il Latina, sotto di un gol, era di fatto spacciato e ad un passo dai playout: «Cosa abbiamo fatto? Ci siamo guardati, abbiamo capito tutti insieme che continuare a giocare come stavamo facendo avrebbe significato la fine. Troppo rinunciatari, troppo, forse, impauriti. Abbiamo parlato, ci siamo fatti forza e detti che per non sprofondare sarebbe stato il caso di attaccare, almeno di provarci - spiega il “Brusca” - ed è andata bene. Fortunatamente siamo andati in gol e, forse, avremmo meritato anche di farne un altro».
E per poco non ci scappava anche la rete di Bruscagin. Sarebbe stato il secondo con la maglia nerazzurra: «Diciamo che ho sbagliato il cross - sorride - ma mi sarebbe piaciuto eccome. E’ stato bravo Fiorillo a deviare con la punta delle dita altrimenti sarebbe entrata». Un lieto fine dopo una stagione sottotono... «Indubbiamente qualcosa è mancato. Se ti riduci a giocarti tutto all’ultima partita deve essere così. Ma se mi chiedessero il motivo, onestamente farei fatica a dare una risposta. Noi davamo tutto in campo e negli allenamenti. Il 101 per cento e questo lo garantisco di persona. Probabilmente serviva un po’ di cattiveria in più in alcune partite chiave. Alcuni punti li abbiamo persi per strada per colpa nostra, in certi casi, magari, invece di attaccare e prendere gol potevamo controllare di più». Momenti di alti e bassi, insomma, che per fortuna sono stati superati attraverso la forza di un gruppo che è venuta fuori solo nel finale: «Il gruppo c’è sempre stato - osserva - Uno dei pochi anni in cui sin dall’inizio la squadra è stata compatta. Ma poi questa compattezza bisognava metterla in campo. Con la paura ci siamo uniti sempre di più e tirato fuori il nostro carattere. E’ sicuramente questo un punto da cui ripartire per l’anno prossimo». Ripartire... magari con Gautieri in sella: «Questo non sta a me deciderlo. Posso dire che non era facile entrare in questa situazione e ridare fiducia e morale ad una squadra che si era smarrita. E’ un mister che mi ha fatto davvero un’ottima impressione, ha svolto un grande lavoro sotto ogni punto di vista. Va a lui il grosso merito per averci risollevato quando eravamo sotto un treno».
Quattro mister, quattro aggettivi: «Ognuno ha contribuito a questa salvezza - conclude Bruscagin - Quattro grandi professionisti: Iuliano era la continuità di un progetto, Somma ci ha insegnato a giocare a calcio e a livello tattico è preparato come pochi, mentre per Chiappini c’è stato forse troppo poco tempo».
Mille stagioni in una, ma un unico filo conduttore: «Noi ci abbiamo sempre creduto al cento per cento. Lo posso assicurare. Sapevamo che quando ti alleni così e dai sempre il massimo, il risultato non può non arrivare».