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Domenica 11 Dicembre 2016

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Zuccherificio Tagos, l'azienda va bene ma manda tutti i lavoratori a casa
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Zuccherificio Tagos, l'azienda va bene ma manda tutti i lavoratori a casa

Latina

Succede a Latina che un’azienda con quarant’anni di attività alle spalle e una produzione florida possa fermarsi e mandare a casa tutti i dipendenti dall’oggi al domani senza che nessuno muova un dito, tantomeno i sindacati che a parte le rassicurazioni di facciata ai dipendenti non hanno fatto altro che assecondare le scelte, tutt’altro che trasparenti, di un imprenditore arrivato dal cuore dell’Europa con la promessa di rilanciare il sito. Parliamo della Tagos, un nome che ai molti dice ben poco, l’ultimo di una lunga serie che ha raccolto il testimone della GLT, società dedita alla produzione di zucchero nello stabilimento di via Cupido che svetta sulla stazione ferroviaria di Latina Scalo. Fino a quattro anni fa l’azienda ha sempre lavorato nonostante i fisiologici alti e bassi del mercato, poi l’avvento di una società belga, la Tagos appunto, che ha affittato l’azienda gestita fino a quel momento dalla Glt a partire dal gennaio del 2012. La produzione è andata avanti per quindici mesi fino al giorno in cui i lavoratori hanno firmato l’accordo con il datore di lavoro l’incremento di produzione che vuol dire ciclo continuo. Mai avrebbero immaginato che il giorno dopo, siamo nell’aprile del 2013, dopo avere sfruttato la cassa integrazione, l’azienda avrebbe annunciato la mobilità a zero ore mandando a casa 25 dipendenti con la promessa di riprendere l’attività in tempi brevi visto che il lavoro non manca. Da allora tutto è rimasto fermo in via Cupido: la Tagos non vuole lasciare il sito alla GLT che, stando a quanto dichiarato ai dipendenti, sarebbe anche disposta a riprendere la produzione essendo proprietaria dei macchinari, non più dell’immobile finito, in tutta questa operazioni, nelle mani di una società di leasing. «Ci domandiamo come sia possibile - commentano alcuni dei lavoratori in mobilità - che lo Stato italiano consenta a un imprenditore straniero di venire qui, sfruttare gli ammortizzatori sociali e fermare la produzione di un’azienda sana». Una volta rimasti fuori, gli ormai ex dipendenti hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento delle spettanze arretrate che la Tagos si è offerta di pagare solo in parte in sede di conciliazione: un accordo che in tre non hanno accettato presentando istanza di fallimento, l’unica strada, lenta e dolorosa, per sperare di rientrare nello stabilimento con un altro imprenditore.

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