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Domenica 04 Dicembre 2016

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In mille per la grazia a Canò
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Parricidio sulla spiaggia, la Cassazione: "Canò voleva uccidere"

Latina

I giudici della Corte di Cassazione hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna per Cristian Canò, il giovane studente di Cisterna condannato in via definitiva alla pena di sette anni e quattro mesi di reclusione per aver ucciso il papà. E’ una condanna molto bassa se si tiene conto del reato contestato all’imputato, difeso dagli avvocati Angelo e Oreste Palmieri, che è omicidio volontario aggravato dal vincolo parentale. «La prova di colpevolezza di Canò è stata ravvisata in base ad una coerente analisi degli elementi acquisiti, in particolare i giudizi di merito considerata l’integrazione delle due sentenze di merito che sono giunte alla stessa conclusione , hanno giudizialmente valutato circostanze fondamentali ai fini della decisione - viene riportato nel dispositivo - e che hanno escluso la possibilità di accreditare la tesi difensiva di una situazione di legittima difesa o di eccesso colposo. E’ escluso che la morte di Gennaro Canò possa essere considerata evento non voluto e quando all’ipotesi di preterintenzione questa Corte di legittimità ha affermato ce il criterio distintivo tra l’omicidio volontario e il preterintenzionale risiede nel fatto che nel secondo caso la volontà dell’agente esclude ogni previsione dell’evento morte che va qualificato come evento non voluto». I giudici aggiungono anche altro. «E’ conferma della sussistenza del tipo di dolo la Corte ha desunto dal comportamento post delictum essendosi l’imputato allontanato senza prestare soccorso convinto della morte del padre». Il dramma era avvenuto nel dicembre del 2012, pochi giorni prima di Natale, padre e figlio si erano incontrati al mare a Latina ma ad un patto: guai a parlare della mamma di Cristian che era separata dal papà. La situazione però è radicalmente cambiata quando Gennaro Canò, il padre di Cristian, ha iniziato a parlare male dell’ex moglie e il giovane in un impeto di rabbia ha preso un pezzo di legno che ha trovato sulla spiaggia e ha colpito il papà che poi è morto dopo l’arrivo in ospedale. Cristian era scappato e aveva raccontato a casa che con il papà aveva avuto una discussione e su consiglio della mamma era andato in Commissariato a Cisterna per raccontare tutto, poi era scattato l’arresto e in sede di Riesame lo studente aveva ottenuto i domiciliari. Nel processo di primo grado il pm aveva chiesto 24 anni di reclusione, poi la sentenza era stata drasticamente ridotta in Corte d’Assise d’Appello a otto anni. Il giovane una volta che la sentenza è diventata definitiva è in carcere, a Cisterna dove Cristian abita sono state raccolte quasi 3mila firme per chiedere la grazia al Capo dello Stato.

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