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Sabato 10 Dicembre 2016

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A sinistra Gianluca Tuma ripreso all’interno dell’auto della polizia che lo ha condotto in carcere.
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Gianluca Tuma,
la figura chiave dell’inchiesta

Latina

Il Procuratore Aggiunto Nunzia D’Elia non ha esitazioni: il capo del sodalizio su cui la Squadra Mobile ha messo le mani è Costantino «ChaCha» Di Silvio. Il giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Giuseppe Cario, sembra orientato per una diversa chiave di lettura. Secondo il Gip al vertice dell’associazione ci sarebbe Gianluca Tuma, 45 anni, defilato, sempre attento a figurare il meno possibile, dedito alla cura delle società che detiene per interposta persona.

Tuma è
considerato, con Di
Silvio, al vertice del
sodalizio criminale.


«Il ruolo del Tuma -scrive Giuseppe Cario - apparentemente quello di paciere, è invece di tutto spessore se è vero che chiede ed ottiene di tenere a bada l’ala militare dell’associazione, segno in equivoco di rispetto. Ciò al fine di preservare la compagine da iniziative di Polizia Giudiziaria che possano giungere a lui, lui che oggi ha interesse a tenere un basso profilo in ragione della gestione cospicua di una serie importante di società gestite direttamente ma intestate a prestanome a lui fedeli».
A sostegno di questa chiave di lettura il giudice riporta stralci di intercettazioni dalle quali si evince che Gianluca Tuma è punto di riferimento di imprenditori che temono di subire azioni «sgradite», o che forse hanno già ricevuto minacce, da parte dell’ala militare del gruppo costituita dai fratelli Travali e da Francesco Viola. Si rivolgono a lui per cercare una «mediazione», probabilmente consapevoli del peso che il 45enne riveste nell’ambito di quell’ambiente. E sempre dalle intercettazioni emerge che lo stesso Tuma, raccolte le istanze o le preoccupazioni che gli vengono prospettate, «gira» l’incombenza a Costantino Di Silvio.

Basso profilo e vigilanza severa sulle sbavature dell’ala militare del gruppo.


Il 20 aprile 2015, dopo aver incontrato di persona intorno alle 20 un imprenditore che aveva qualcosa da dirgli, Tuma incontra «Cha Cha», e all’esito dello scambio di vedute avvenuto in un luogo dove non era possibile per gli investigatori ascoltare le conversazioni, lo stesso Tuma,alle 21,30 circa invia un sms all’imprenditore: «Domani mattina chiama Costantino, tutto ok.
Ti richiamo quando rientro».
La mattina successiva l’imprenditore e Costantino Di Silvio si incontrano in centro e in presenza dell’interlocutore «Cha Cha» effettua una telefonata con la quale spiega a chiare lettere di essere stanco di intercedere per togliere Viola e Travali dai guai.
Ne vengono fuori il ruolo di mediatore di Costantino Di Silvio, punto di riferimento del gruppo dedito alle estorsioni, e quello di figura apicale esercitato da Gianluca Tuma, che appare completamente assorbito dall’esercizio di attività imprenditoriali. Lo si sorprende recarsi a Frosinone insieme a Natan Altomare dove sperano di ottenere credito presso una banca ciociara, il cui direttore avrebbe un’autonomia di delibera di finanziamenti fino ad un milione di euro; o ancora in viaggio verso Roma dove i due hanno un appuntamento con il titolare di un’impresa di vigilanza al quale, su suggerimento di un imprenditore di Frosinone, vorrebbero affidare un servizio in vista dell’apertura di un grosso supermercato.


Anche dalle intercettazioni delle conversazioni che Tuma intrattiene con il suo ufficio di contabilità viene fuori il profilo dell’uomo d’affari costantemente e quotidianamente impegnato nel governo di società, ditte e imprese che secondo gli investigatori costituiscono la massa dei beni derivanti dai profitti delle attività illecite come lo spaccio di stupefacenti, le estorsioni e l’usura. E’ lì, a quell’approdo economico, che il sequestro di beni per 12 milioni di euro conduce.

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