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Martedì 06 Dicembre 2016

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Un sistema collaudato
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Un sistema collaudato

Latina

Utilizzavano gli strumenti propri della loro attività di finanzieri addetti alle verifiche fiscali per soggiogare gli imprenditori e indurli a corrispondere loro, periodicamente, modeste somme di denaro. Per farla breve, gli ispettori del nucleo di polizia tributaria Ciro Pirone e Tarcisio Dell’Aversana portavano le loro vittime a considerare la mazzetta un salasso sopportabile rispetto alle conseguenze dei loro accertamenti nel caso in cui avessero ricoperto il ruolo di militari incorruttibili.
Le indagini hanno fatto emergere i contatti dei due finanzieri con tutte le vittime di quello che definivano un “paniere”dal quale attingere,ma le intercettazioni più interessanti sono quelle registrate in particolare con i coniugi amministratori di una società di Cisterna finita proprio sotto la lente di una verifica fiscale perché consentono di ricostruire il modus operandi.

Periodicamente
passavano
a prendere dei regali,
solitamente
a Pasqua e Natale.


Gli ispettori della polizia tributaria si dimostrano particolarmente scaltri: non chiedono soldi per non compiere il loro lavoro, ma inducono gli imprenditori ad essere riconoscenti nei loro confronti. Nel 2010 si presentano infatti per setacciare i documenti dell’azienda e scovano una serie di anomalie così da avviare, una volta concluse le verifiche fiscali, il procedimento penale che porta gli imprenditori in Tribunale con l’accusa di non aver versato le imposte dovute. Chiamati dagli investigatori a giustificare i loro rapporti con i finanzieri, i coniugi hanno raccontato che a margine dell’accerta - mento fiscale, durato circa un mese, gli ispettori avevano annunciato che non avrebbero fatto scattare i sigilli per l’azienda perché credevano nella loro buona fede.


Ai detective che indagano su Pirone e Dell’Aversana, i coniugi hanno ammesso: «Da allora ci sentiamo moralmente riconoscenti nei confronti dei due finanzieri, che periodicamente passavano per prendere dei regali, solitamente a Pasqua e Natale». E poi: «Ho dato i soldi ai due finanzieri per timore di altri controlli». I benefici di quei regali, somme che oscillano tra i duecento e i quattrocento euro e che negli anni si fanno sempre più frequenti, i finanzieri li dimostrano nell’aula di Tribunale. È Ciro Pirone a parlare davanti al giudice e confermare, rispondendo alle domande del difensore degli imprenditori, come la società controllata versasse in condizioni economiche critiche, aggiungendo di propria iniziativa che lo stato di crisi di liquidità sofferta aveva portato il contribuente ad omettere il versamento delle imposte per dare la priorità a fornitori e dipendenti. Sempre Pirone in aula dichiara di ritenere verosimile lo stato di insolvenza della società affermando però che gli indagati non conducessero una vita improntata al lusso. Ovviamente lo faceva per alleggerire le accuse.

Questi poi
sono esauriti,
non sia mai
che esce fuori
mezza parola
a questa Ciro Pirone.


Durante le indagini emerge anche come gli ispettori si rendessero conto di muoversi sul filo del rasoio. Nel corso di una conversazione telefonica Dell’Aversana dice al collega, riferito a uno dei coniugi imprenditori: «Lasciamolo perdere, questi stanno schiattati. E Pirone concorda: «Eh...sta crepato, s’è sentito male...questi poi sono esauriti, la moglie sta sempre lo stesso, non sia mai che esce fuori mezza parola a questa...». Quello che aggiungono poi spalanca le porte a nuovi spunti investigativi: «Sta sotto pressione, non va bene, non va bene niente, ogni società glie la crepano...» facendo riferimento una un professionista del capoluogo.

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