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Sabato 03 Dicembre 2016

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Spuntano altre società  nella galassia di Tuma
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Spuntano altre società
nella galassia di Tuma

Latina

All’indomani dell’acquisizione materiale dei documenti sequestrati contestualmente all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare per l’operazione «Don’t touch», gli investigatori della Squadra Mobile sono tornati negli uffici di Corso della repubblica dove ha sede il quartiere generale delle imprese che fanno riferimento a Gianluca Tuma, una delle persone arrestate con l’accusa di essere componente dell’associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni e all’usura. Fuori dal vincolo associativo che lo lega ad altre otto persone, lo stesso Gianluca Tuma è anche accusato di avere messo in piedi una serie di società la cui intestazione e conduzione sarebbero state fittiziamente affidate a terze persone, dei prestanome secondo gli investigatori, allo scopo di mettere le aziende e i relativi beni al riparo da eventuali iniziative della magistratura. 

L’obiettivo più urgente
degli investigatori
è quello di capire
le ragioni della presenza delle cambiali
sequestrate dieci giorni fa.

Convinti che quella piccola galassia di società sia stata sempre «governata» da Gianluca Tuma, gli investigatori sono intenzionati a seguire il filo che dalla costituzione delle imprese porta alle attività effettivamente svolte, per chiarire attraverso quali modalità Gianluca Tuma, nel giro di pochi anni, abbia potuto accumulare un patrimonio consistente partendo da una condizione di nullatenente, condizione che sarebbe rimasta quasi immutata nonostante la mole di attività e le fortune di alcune società da lui gestite benché intestate ad altri. 

Perché ieri la polizia è tornata in Corso della Repubblica? Sembra che da un primo esame sommario dei documenti portati via martedì siano venuti fuori i nomi di altre imprese, almeno tre, fino a ieri rimaste fuori dalle indagini e dunque sconosciute agli investigatori; così, partiti immediatamente gli accertamenti presso la Camera di Commercio per verificare se le nuove ditte siano attive, di quali capitali dispongano e chi siano i soci effettivi e se si tratti anche stavolta di semplici prestanome, dall’altra parte si sta cercando di capire il ruolo di queste società all’interno del sistema operativo di Gianluca Tuma, i cui interessi spaziano dall’edilizia alle attività commerciali nel settore della grande distribuzione. Legato ad un’importante impresa romana da un rapporto di lavoro dipendente, Gianluca Tuma avrebbe giustificato la propria presenza attorno alle società che gravitano nella sua orbita sostenendo di avere offerto prestazioni di consulenza, ma la polizia si domanda quale professionalità specifica abbia potuto assicurare Gianluca Tuma, e soprattutto sta cercando di accertare se, ed in quale misura, queste attività di consulenza siano state remunerate. 

Ma la vera novità emersa dall’analisi dei documenti sequestrati in Corso della Repubblica è stata quella della presenza di un notevole numero di effetti cambiari intestati a persone diverse: perché quei titoli si trovavano negli uffici di Tuma? Cosa se ne faceva il 45enne di Latina di tutte quelle cambiali? Chi aveva bisogno di offrirgli quel tipo di garanzie e perché? E in cambio di cosa? Per rispondere a questi interrogativi gli investigatori starebbero pensando di avvalersi di una consulenza tecnica, un ausilio che consentirebbe loro di dare una riposta certa e veloce a tutti gli interrogativi sollevati, e che forse potrebbe permettere di rileggere con una chiave interpretativa più esauriente l’universo imprenditoriale all’interno del quale Gianluca Tuma si stava muovendo, non senza risultati apprezzabili dal punto di vista finanziario.

Da qualche anno a questa parte le imprese del 45enne pontino, fortemente intenzionato a ricrearsi una immagine dopo una serie di disavventure giudiziarie che lo avevano interessato fino al 2008, sono state viste all’opera nel Lazio ma anche in Umbria e in Abruzzo, a riprova dell’energia e del carattere che il neoimprenditore aveva speso per questa sua nuova inclinazione manageriale. 

I sistemi, a giudicare dall’insistenza con cui compaiono i nomi di persone che secondo la Procura e la polizia sono prestanome, pare siano rimasti un tantino rudi e spicci, forse anche troppo per darsi una veste di imprenditore serio e affidabile piuttosto che rampante, ma allo stato delle indagini siamo ancora nel campo accidentato delle ipotesi, benché quelle messe sul piatto fino ad oggi dalla Squadra Mobile siano ipotesi che hanno indotto due sostituti procuratori (Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro) a chiedere misure restrittive e sequestro dei beni, ed un giudice per le indagini preliminari (Giuseppe Cario) ad accogliere in pieno quelle richieste. Il banco di prova di questo quadro accusatorio sarà quello del Riesame, dove prima ancora dei singoli capi di imputazione si peserà la consistenza indiziaria a sostegno dell’ipotesi di associazione per delinquere.

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