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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Le mail della catechista  anti gender
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Le mail della catechista
anti gender

Latina

Molti genitori leggono le sue mail con favore, adesione morale e anche compiacimento. Ma molti altri non «apprezzano» il particolare impegno di una delle catechiste di San Marco nella lotta alle teorie gender, ossia la corrente di pensiero ultimamente diffusa a livello internazionale per cui non ci sono differenze tra uomo e donne e questo offre la possibilità di sostenere i matrimoni tra persone dello stesso sesso, adozioni e procreazione attraverso tecniche assistite. Avverso questa concezione dell'umanità si schiera un movimento altrettanto importante e coincidente in larga misura con moltissimi cattolici, ma non con la totalità dei cattolici.

Il testo:
«Non si tratta
di omofobia, come
vi ho già scritto altre
volte, si tratta
di chiamare le cose
con il proprio nome».

Diciamo che la parrocchia di San Marco, certamente la più importante, grande e prestigiosa della città, rispecchia in pieno il dibattito corrente a livello internazionale e negli ambienti cristiani. Ed è così che nasce la storia della catechista contestata da un gruppo di mamme che non ne può più di ricevere mail anti gender. La più leggera delle quali parla di «colpo di sole» in testa ai norvegesi che hanno proposto la possibilità di cambiare sesso per i bambini dai sette anni in su con il «consenso di mamma e papà». La mail è stata inoltrata a tutti i genitori dei bambini iscritti al catechismo con commento sarcastico e in oggetto «bambini gender». Ma non è la sola comunicazione fatta tra l'ufficiale e l'irrituale.

Ce ne è anche una che invita a firmare la petizione contro i «molti sindaci» italiani che celebrano matrimoni tra coppie omosessuali. La premessa è questa: «Ora è ufficiale: i matrimoni gay celebrati dai sindaci sono illegali»; e a seguire: «La famiglia è amore e felicità, armonia nello stare insieme, altre forme di vita in comune sono altro»; e ancora: «Vi inoltro questa petizione. Io l’ho firmata. Il sito, come già detto altre volte è pienamente affidabile e non è la solita bufala on line. Vi chiedo, se siete d'accordo, di diffonderla. Dobbiamo far sentire la nostra voce e questo è uno strumento democratico per farlo. Non si tratta di omofobia, come vi ho già scritto altre volte, si tratta di chiamare le cose con il proprio nome: il matrimonio e la famiglia è solo quella dove c’è un marito e una moglie che, soli possono essere papà e mamma». La petizione cui la catechista invita ad aderire è sul sito http://www.citizengo.org/it/20017-il-matrimonio-e-tra-uomo-e-donna.


E si tratta della goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato ad una serie di contro risposte dei genitori, alcune verbali, altre scritte, insomma il punto di rottura tra la catechista-punto di riferimento per famiglie e bambini e un gruppo di genitori. Tanto più che questa petizione non solo chiede che non venga riconosciuto all'Anagrafe il matrimonio gay ma, altresì, l'intervento delle Procure della Repubblica per la cancellazione delle trascrizioni già avvenute. Si tratta dunque di un'azione politica a pieno titolo. Legittima. Ma che forse non doveva passare da una o più parrocchie o dalla mailing list della catechista normalmente utilizzata per stabilire gli orari di lezione e l’organizzazione dei viaggi di fede.

La polemica o battaglia culturale, a seconda di come la si vuole chiamare, va avanti da un po' di mesi, strisciante, più o meno in silenzio, più o meno con il coinvolgimento degli altri organi della parrocchia. Ma comunque genitori e catechista stanno contribuendo a loro modo, in una media città di provincia, ad un dibattito che supera i confini culturali, religiosi, geografici. E in questo senso non è negativo, anzi quasi sprovincializza. Curioso invece che avvenga con discrezione quasi maniacale, quando un argomento di questo tipo meriterebbe, forse, più ampia trasparenza. Ma soprattutto: cosa c'entrano i bambini, diventati loro malgrado la scusa attraverso cui dialogano o litigano gli adulti?

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