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Domenica 04 Dicembre 2016

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Non solo teatro, intrighi e abusi
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Non solo teatro,
intrighi e abusi

Latina

Proprio mentre Luigi Scipioni pronuncia le parole «uffici nel palazzo della cultura» qualcosa ritorna. E ha un sapore curioso. Scipioni dice: «C’è un uso promiscuo di quella struttura». E di nuovo quel sapore. Il senso degli spazi traditi, forse violati, oppure abusati o anche utilizzati per trattare assunzioni, tentare concussioni, telefonare ad amici, svelare segreti istruttori. Sì è successo proprio lì, nel Palacultura, assessorato alla sanità.

Correva l’anno 2009. E’ bastato un vocabolo di un funzionario prefettizio ignaro a riportare a galla la storiaccia del teatro, la creazione della Fondazione affidata a nomi illustri, prima a Luca Barbareschi, poi a Maurizio Costanzo che è rimasto in carica solo un anno, dal 2008 al 2009.

Gli anni fulgidi in cui apparentemente la Fondazione aveva grandi obiettivi. Ma nei fatti era diventata anch’essa un collocamento per amici e i soldi, che elargiva in parte anche la Provincia di Latina, furono usati (almeno una volta) per il viaggio negli Stati Uniti dell’allora direttore Tecnico, Elena Lusena, e di un suo collaboratore esterno.

Gli uffici comunali che si trovano dentro il Teatro erano usati così allegramente che quando i carabinieri di Latina ci mettono le cimici scoprono un mondo: da lì partivano contatti con imprenditori per appalti dell’ente, ma anche telefonate politiche tra l’assessore alla sanità e alla cultura, che era appunto Maurizio Galardo, e Agostino Marcheselli, il capo di gabinetto del sindaco dell’epoca, Vincenzo Zaccheo.

Su quel filo corre di tutto: Galardo voleva candidarsi a sindaco e nelle more viene a sapere, grazie a una soffiata dello stesso Zaccheo, di essere sotto intercettazione telefonica. Tanto si allarma che cerca conferme, come egli stesso dice al telefono con Marcheselli, e confida di essere andato a chiedere ulteriori delucidazioni in Procura e fa persino il nome di uno dei magistrati più importanti operativi in quel periodo in via Ezio. Non si sa ancora quanto di tutto ciò che venne registrato era millantato credito e quanto invece realtà dei fatti, ma è sicuro che ad un certo punto Galardo smette di utilizzare l’ufficio dell’assessorato alla sanità presso il teatro e inizia a fissare appuntamenti solo presso il suo studio professionale privato.

Da quegli uffici la Procura di Latina ritenne che promanasse una «gestione della cosa pubblica mediante concussione, falsi e abusi».

Tra dichiarazioni scintillanti e promesse della realizza zione di un teatro stabile a Latina si arrivò alla fine del 2009 con una Fondazione svuotata, senza neppure un centesimo. Così quando arriva la crisi politica del 2010, creata anche allora da Forza Italia e da Claudio Fazzone, il commissario che si insedia non può fare altro che preparare la liquidazione, cosa che avverrà a giugno del 2010. Dunque la piccola ala burocratica dentro al teatro fu a sua volta piccolo palscoscenico di intrecci politici e illeciti, uno per tutti la programmazione del concorso per le progressioni verticali per un’infornata di oltre trenta persone senza concorso ma il cui elenco nominativo fu frutto (come si dice nelle stesse intercettazioni) di accordo politico «al millimetro». Così, adesso che il sub commissario dice: «Separeremo gli spazi per rientrare negli standard di sicurezza», si può tirare un sospiro di sollievo. La politica sarà «separata» dalla cultura, tecnicamente, materialmente, idealmente. Con tutto quello che è successo in quegli uffici, ci voleva e non è solo una questione di sicurezza

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